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Doppie sedi e tante istituzioni, i costi folli della euroburocrazia

Doppie sedi, una selva di istituzioni, ‘stipendi d’orò. Con una macchina Ue così complessa, è facile parlare di ‘euroburocrazià, e lecito chiedere, come il premier Matteo Renzi, trasparenza sulle spese. Il costo complessivo del funzionamento dell’Ue è pari a circa il 6% dell’intero bilancio Ue, che a sua volta è pari a circa l’1% del pil europeo. Per il periodo 2014-2020, i costi sui quasi 959,988 miliardi complessivi del bilancio settennale saranno di 61,629 miliardi. Questi includono anche i salari, le pensioni e i costi di funzionamento delle scuole europee. Sono circa 60, infatti, le istituzioni, organismi e agenzie Ue (non solo la Commissione ma anche Mediatore, Corte di giustizia, Corte dei conti, agenzia per la sicurezza alimentare, per la sorveglianza dei mercati, ecc.), per un totale di circa 55mila dipendenti tra funzionari e staff temporaneo. Questi sono suddivisi tra tutti i 28 stati membri e in quei paesi del mondo in cui sono presenti le delegazioni Ue, ma il numero maggiore si trova a Bruxelles, seguito da Lussemburgo e da Ispra, in provincia di Varese, dove c’è il Centro di ricerca congiunto (Joint Research Centre, con circa 1.850 dipendenti). Per il 2014 il bilancio Ue ha previsto spese per 8 miliardi di euro sui 140 complessivi, e questi includono anche i costi per le sedi, l’infrastruttura informatica, le traduzioni, le pubblicazioni, l’organizzazione di eventi, conferenze e riunioni. Dal primo gennaio 2014 è entrata in vigore la riforma dell’amministrazione che taglia il personale del 5% in tutti gli organismi Ue, aumenta a 66 anni l’età pensionabile e a 40 le ore lavorative settimanali, con risparmi per 4,2 miliardi tra il 2014-2020 e poi con risparmi annuali di 1,5 mld. I salari vanno da 1.800 euro al mese sino a 10 volte tanto per chi raggiunge il top della carriera con il massimo dell’anzianità. Il simbolo dell’ ‘Europa spreconà, con costi stimati in 156-204 milioni di euro l’anno, resta però la transumanza mensile dell’Europarlamento da Bruxelles a Strasburgo per le sessioni plenarie. Un’eredità della Seconda guerra mondiale, inscritta nei Trattati e a cui la Francia, per l’indotto che genera in Alsazia, non vuole rinunciare. E che ha come corollario il ‘nò del Lussemburgo allo stop della transumanza del Consiglio Ue nei mesi di aprile, giugno e ottobre da Bruxelles al Gran Ducato. Dove sono presenti ulteriori sedi anche di Parlamento (segretariato) e Commissione (traduzioni, ufficio pubblicazioni), con diverse migliaia di dipendenti e svariati edifici da mantenere.

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