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M5S, assemblea di fuoco. Rinviate le nuove espusioni (4-5)

Una nuova ondata di epurazioni rischia di abbattersi sul Movimento Cinque Stelle. Dopo il caso dei quattro attivisti di Occupy palco espulsi per la protesta al Circo massimo, nel mirino finiscono diversi parlamentari. Due in particolare: Eleonora Bechis e Christian Iannuzzi. La Bechis è una deputata piemontese vicina ai dissidenti. E’ finita sotto accusa per aver scelto come assistente un ex cinquestelle espulso da Beppe Grillo. A chiedere il suo allontanamento è un altro deputato: Ivan Della Valle, piemontese anche lui ma più vicino all’ala “ortodossa”. “Siamo in tanti a volere che vada via”, spiega il parlamentare chiedendo che l’assemblea congiunta di senatori e deputati cominciata questa sera valuti l’espulsione della Bechis. Della Valle rinfaccia alla collega anche il fatto di non voler ritirare una querela nei confronti di un attivista piemontese. Il caso era già stato affrontato durante l’ultima assemblea del gruppo: allora un altro piemontese, il senatore Alberto Airola, sfiorò la rissa con due parlamentari che avevano preso le difese della collega. E fu necessario l’intervento dei commessi. La Bechis contrattacca: “Ci sono domande alle quali attendo da tempo risposte”. Parole che tra l’altro ricordano quelle degli attivisti di Occupy palco.

Alla fine della riunione non ci sono state espulsioni. La riunione dei parlamentari Cinque Stelle si è limitata oggi ad esaminare il primo punto all’ordine del giorno: jobs act. Rinviato invece il confronto sul nodo dei ‘rapporti con il territorio’ che avrebbe dovuto introdurre la discussione sul caso della deputata piemontese Eleonora Bechis. Anche sul jobs act, in ogni caso, il confronto in assemblea sarebbe stato vivace: “c’è stata una discussione franca, anche accesa, ma senza eccessi” racconta un deputato.

I quattro militanti romani espulsi, intanto, si sono rifatti vivi in una riunione del M5S in un municipio della capitale. E hanno spiegato le proprie ragioni. Le loro richieste sono state rilanciate dal parlamentare laziale Christian Iannuzzi, che già questa estate aveva criticato Grillo e Casaleggio per la decisione di non poter votare l’alleanza con i Verdi in Europa: “L’azione di Occupy palco è stata una azione di disobbedienza civile – dice – è assurdo che non si risponda alle domande e si sbatta fuori, con un pretesto, chi le pone”. Anche Iannuzzi, dunque, rischia l’espulsione. Ma in questa fase i parlamentari dissidenti si sentono più forti rispetto al passato.

Martedì, nel voto per l’elezione del nuovo capogruppo alla Camera, i 33 voti ottenuti martedì da Massimo Artini contro i 44 della fedelissima Fabiana Dadone durante le votazioni per il nuovo capogruppo hanno dato coraggio all’ala critica. Comunque sarebbero sette-otto i parlamentari a rischio espulsione. Altri venti, tra militanti e amministratori, potrebbero subire la stessa sorte sul territorio.

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