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ENI/ Algeria, Descalzi teste per oltre tre ore davanti al Pm

Oltre tre ore di audizione per l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi sentito come teste assistito dal pm milanese Fabio De Pasquale nell’ambito dell’inchiesta con al centro una presunta maxi-tangente da circa 198 milioni di dollari che sarebbe stata versata tra il 2007 e il 2010 da Saipem, la controllata di Eni, all’allora ministro dell’energia algerino e al suo entourage per ottenere sette grandi appalti petroliferi del valore di «oltre 8 miliardi di euro». Inchiesta in cui risultano indagati, oltre all’ex numero uno del cane a sei zampe Paolo Scaroni e altri ex manager, la società petrolifera e la stessa Saipem. Convocato dalla Procura, il manager, accompagnato dal suo difensore, l’ex ministro della Giustizia Paola Severino, è stato sentito nella Caserma della Guardia di Finanza di via Fabio Filzi in qualità di testimone ma – per questo la necessità del suo legale – indagato in un procedimento connesso, quello cioè in cui è stato ipotizzato il reato di corruzione internazionale per presunte tangenti versate in Nigeria per la concessione petrolifera Opl-245. Oggi però Descalzi è stato chiamato a rispondere sulla vicenda algerina e, tra l’altro, avrebbe anche affrontato il tema che riguarda gli «incontri informali» a «Parigi e Vienna» tra Scaroni e l’allora «ministro dell’Energia» Chekib Khelil e che per gli inquirenti sarebbero stati organizzati, quando era il numero due di Eni, dagli ex manager Pietro Varone e Pietro Tali (indagati). Incontri sui quali De Pasquale, titolare dell’indagine assieme ai pm Giordano Baggio e Isidoro Palma, ha raccolto documentazione, tra cui alcune e-mail, ora depositata tra le carte che corredano una istanza di incidente probatorio avanzata nei giorni scorsi al gip. Istanza, in cui spuntano altri 36 milioni di dollari di presunte mazzette pagate a faccendieri e funzionari del paese nordafricano, e con la quale si chiede di poter interrogare Varone e Tullio Orsi, ex presidente di Saipem Algeria, i due ex manager che con le loro dichiarazioni messe a verbale avrebbero fornito un contribuito alle indagini. Gli interrogatori in incidente probatorio si terranno se il gip accoglierà la richiesta e dovrebbero servire a ‘cristallizzarè la prova in vista di un eventuale processo. «L’amministratore delegato di Eni si è reso disponibile oggi ad essere sentito dalla Procura di Milano come persona informata dei fatti in relazione all’indagine Algeria. La disponibilità dell’a.d si inquadra in uno spirito di massima cooperazione della società verso la magistratura», ha spiegato in serata un portavoce dell’azienda.

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