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MPS, prende sempre più corpo l’ipotesi di aggregazioni. Titolo a picco

Il fulmine a ciel sereno, caduto domenica scorsa su Siena direttamente da Francoforte, rischia di creare nuove difficoltà a Banca Monte dei Paschi, ora costretta a trovare 2,1 miliardi di euro dopo la bocciatura, attesa ma non in queste dimensioni, della Bce. Tornano quindi ad affacciarsi sul futuro di Rocca Salimbeni un pò tutti gli scenari e i tecnici sono a lavoro, insieme agli advisor scelti da Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, per presentare un piano convincente, entro il 10 novembre, alla stessa Bce. Se da una parte resta in campo l’ipotesi di chiedere il posticipo al 2017 del rimborso dei Monti bond, 750 milioni di euro, che potrebbe avere un facile via libera, dall’altra non pochi pensano che la soluzione di un’aggregazione con un’altra banca, italiana o straniera, potrebbe essere la soluzione quasi più semplice da attuare in una fase del mercato dove, primo fra tutti lo stesso ad Viola, già domenica scorsa aveva escluso un nuovo aumento di capitale dicendosi però pronto a valutare tutte le soluzioni. «Tutti gli scenari» sul futuro del Monte «sono aperti e sono tutti da verificare», ha detto stasera anche il presidente della Fondazione Mps, Marcello Clarich, che controlla il 2,5% della banca ma che ha un patto parasociale con i fondi Fintech e Btg Pactual sul 9% del capitale di Mps. In effetti tornano forti i rumors che vorrebbero interessati al Monte alcuni istituti stranieri (si riaffacciano nomi come quelli di Bnp Paribas, e anche quello del Santader, la banca spagnola che nel 2007 aveva venduto, all’allora presidente Giuseppe Mussari, Antonveneta). E c’è chi non esclude a priori che gli advisor (Ubs e Citigroup) possano presentare anche un piano che preveda la vendita non solo di alcuni asset (Consum.it e magari il settore del leasing, Mps Belgio) ma anche di una parte cospicua di sportelli. Ipotesi, quest’ultima, più difficile nell’attuale fase di mercato. Sul fronte italiano a Siena si riparla di Ubi e di Intesa, anche se dai vertici di questi istituti arrivano smentite più o meno ufficiali. Ieri anche Mediobanca si è detta pronta ad aiutare Siena ma escludendo alleanze. Oggi il titolo, che ieri aveva tentato un timido rimbalzo dopo la forte perdita di lunedì, era partito in positivo ma poi è stato nuovamente sospeso e ha chiuso a -8,23%, nonostante le parole del presidente di Consob, Giuseppe Vegas, «convinto che, come negli ultimi due anni Mps sia riuscita a risalire una china difficile, così sarà in grado di farlo in 15 giorni». Lo stesso Vegas ha escluso che la Commissione possa prendere ulteriori misure sul titolo, dopo quelle adottate lunedì dopo i risultati dei test Bce: «Non ce ne dovrebbero essere altre, perchè mi sembra che anche oggi il mercato non sia sfavorevole» ha detto ribadendo la propria fiducia nei mercati. In dubbio, a Siena, c’è chi mette il futuro dell’attuale management, tanto che oggi nella riunione della Deputazione generale della Fondazione, due consiglieri hanno contestato a Clarich la nota con cui domenica ha ribadito la fiducia dell’Ente in Profumo e Viola. «Quando la barca è in difficoltà – ha risposto Clarich – la regola è di stare a fianco del timoniere», ma anche lui sa bene che molto dipenderà dal piano che verrà presentato alla Bce, che dal prossimo 5 novembre «avrà poteri amplissimi». Compreso quello di intervenire direttamente sui Cda delle banche e anche oltre.

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