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Rabbia Berlusconi, la legge Severino non può essere ad personam

Il consiglio rivoltogli da avvocati e fedelissimi è quello di non intervenire di persona, lasciando che sia tutta Forza Italia ad insorgere contro la legge Severino. L’ex premier prova a distrarsi recandosi come ormai d’abitudine a Milanello per trascorrere alcune ore con la squadra rossonera. Ma dopo la decisione del Tar campano che ha restituito la poltrona di sindaco a De Magistris, per il Cavaliere è difficile non pensare alla sua condizione: è ormai evidente che la Severino è stata applicata solo a me, per estromettermi dalla vita pubblica, è il ragionamento che l’ex capo del governo condivide con i suoi uomini. L’unico spiraglio è attendere la sentenza della corte di Strasburgo su cui Berlusconi continua a riporre le sue speranze: sono vittima palese di un’ingiustizia, non possono non tenerne conto. Che la giustizia sia un tema centrale per l’ex premier lo dimostra il diluvio di dichiarazioni degli esponenti azzurri, tutte sullo stesso argomento: la denuncia dell’ingiustizia subita dal loro leader. Uno spiegamento di truppe chiesto da Arcore agli esponenti del partito che, a nome dell’ex premier, invocano «giustizia» e chiamano in causa direttamente il governo chiedendo che venga «sanato un vulnus» rimettendo mano alla legge Severino. Il pensiero di Berlusconi corre infatti all’anno prossimo quando a febbraio finirà di scontare la pena ai servizi sociali. La speranza è che nel frattempo possa arrivare anche il pronunciamento favorevole della corte di Strasburgo che annulli la sentenza Mediaset e gli consenta di potersi candidare. Questo perchè le ripetute dichiarazioni di Matteo Renzi che escludono le elezioni anticipate convincono poco il Cavaliere. Nell’incontro tra i due leader, che potrebbe già avvenire la prossima settimana, l’intenzione di Berlusconi è di allargare il dibattito oltre la discussione sulle modifiche alla legge elettorale e di parlare proprio di giustizia. Il pressing sull’esecutivo è già partito. Una fedelissima della prima ora come Licia Ronzulli lancia un quesito via twitter: «la legge Severino si applica solo a chi si chiama Berlusconi?»; mentre Il Mattinale, la nota politica che fa capo a Renato Brunetta, indica una via d’uscita: la nomina di Berlusconi a senatore a vita, visto che «non potrà riavere il suo seggio al Senato perchè le decisioni di palazzo Madama sono inappellabili». Puntano il dito contro il «doppiopesismo» della situazione sia Deborah Bergamini che Giovanni Toti: «Per De Magistris si è ricorsi alla Consulta per Berlusconi no. La legge non è uguale per tutti», è l’accusa del consigliere politico di Forza Italia a cui fa eco Paolo Romani che invece prova ad entrare nel merito della questione: «È il momento di ragionare anche in Parlamento su un intervento legislativo volto a chiarire e modificare una norma in grado di creare tali disparità applicative».

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