| categoria: sanità

Infermieri in sciopero, protesta davanti a Montecitorio. A rischio 30 mila interventi

(ANSA) – ROMA, 3 NOV – Da Nord a Sud Italia, «sono oltre 30.000 gli interventi programmati saltati oggi negli ospedali pubblici a causa dello sciopero nazionale degli infermieri» e circa un migliaio i camici verdi e azzurri che hanno manifestato davanti a palazzo Montecitorio per chiedere al presidente del Consiglio Renzi «di rimettere il lavoro al centro della politica». A fornire la stima è Andrea Bottega, segretario del sindacato di categoria Nursind, cui aderiscono circa 22.000 infermieri dipendenti pubblici. Lamentano «un blocco contrattuale che va avanti dal 2009» e «turni massacranti per il mancato turnover di chi va in pensione mentre oltre 25.000 giovani infermieri sono oggi senza lavoro». Un problema ribadito anche dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. «È essenziale – ha detto – permettere il turnover all’interno delle professioni sanitarie, perchè congelare così l’accesso al di sotto dei fabbisogni diventa un problema di qualità sanitaria per i prossimi anni, nel momento in cui stanno tra l’altro andando in pensione migliaia di persone». Questa, ha sottolineato, «è una delle questioni cui stiamo lavorando al tavolo sull’articolo 22 del Patto per la salute, che vedrà soluzione tra qualche giorno». Adesioni allo sciopero sono arrivate da «tutte le maggiori città italiane e negli ospedali sono state garantite solo le urgenze», prosegue Bottega. «A Caltanissetta abbiamo avuto una partecipazione massiccia», spiega Salvatore Vaccaro dirigente nazionale Nursind, «all’ospedale Sant’Elia abbiamo avuto 300 adesioni su 500 infermieri». Presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana, spiega Daniele Capuozzo segretario amministrativo Nursind, «su 52 sale operatorie ce ne sono 30 bloccate». Molti poi sono gli infermieri che avrebbero voluto partecipare ma non hanno potuto, secondo il segretario Nursind dell’ospedale Spallanzani di Roma, Adriano De Iuliis. «Molti colleghi, madri e padri di famiglia, non possono rinunciare ad un giorno di lavoro e a 50 euro in busta paga. Questo fa capire quanto sia critica la situazione dal punto di vista degli stipendi». Gli inevitabili disagi per i pazienti, sono per Bottega «il necessario prezzo da pagare». Chiedere condizioni di lavoro più dignitose significa, infatti, «battersi anche per un Servizio Sanitario che sia realmente in grado di curare chi ne ha bisogno». «Quale cittadino vorrebbe essere assistito da un’infermiere sapendo che lavora magari da 12, 18 o in alcuni casi di emergenza, perfino 24 ore di seguito?». A chiederlo è Andrea Cecconi, deputato del Movimento 5 Stelle in commissione Affari Sociali della Camera e infermiere, intervenuto a margine della manifestazione a piazza Montecitorio. Lo sciopero degli infermieri di oggi, così come la mobilitazione che sabato vedrà protagonisti anche i medici, «sono campanelli d’allarme di cui il Governo e il Parlamento non possono solo prendere atto», dichiara la deputata dell’Udc Paola Binetti, capogruppo in Commissione Affari Sociali della Camera del Gruppo Per l’Italia. Servono gesti concreti da parte della politica e «la Legge di Stabilità sarà il banco di prova per dimostrare concretamente che le istituzioni non sono sorde».

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