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Una risposta al “Dopo di noi”, la nuova sfida della Associazione Artemisia Onlus

E’ una notizia di cronaca che ricorre di tanto in tanto e che i media trattano con il dovuto rispetto (salvo archiviarla in brevissimo tempo): il genitore anziano sopprime il figlio disabile, nella maggioranza dei casi ormai adulto.Poi si consegna ai carabinieri o si toglie la vita. La disperazione, l’angoscia di non sapere cosa accadrà della propria creatura, tanto amata, dopo la morte dei familiari diretti, sono violentissime, feroci. Il “dopo di noi”, per centinaia di migliaia di genitori con figli segnati da deficit e patologie irrisolvibili, si trasforma in un male di vivere, insopportabile. Se ne parla di decenni, le associazioni di familiari si sono rimboccate le maniche, sono sorti progetti, fondazioni, case famiglia, comunità alloggio. Ma il quadro è magmatico e poco rassicurante. Il testo di una legge che regolamenta la materia è parcheggiata su qualche scrivania, in Parlamento, è firmata dalla parlamentare disabile Ileana Argentin, chissà se e quando verrà discussa. A Roma i sindaci Rutelli e Veltroni hanno pasticciato parecchio sulla materia, una politica complessiva non esiste, il Comune non fa la sua parte, chi è fortunato può approdare ad una serie di iniziativa private che fortunatamente si sono fatte strada con mezzi propri. In partita entra anche la Associazione Artemisia Onlus, da diversi anni in prima linea, a Roma, con una serie di iniziative nel quadrante socio-sanitario fino a diventare un punto di riferimento importante per le fasce più disagiate della popolazione romana con particolare attenzione alle problematiche femminili. Dallo studio all’assistenza alle patologie materno-fetali allo sportello anti-stalking e anti-mobbing fino ad una serie di attività sanitarie gratuite destinate alle fasce più deboli della popolazione. Ora tocca al “Dopo di noi. Esordio il 19 dicembre

L’anima della Associazione Artemisia Onlus è Maria Stella Giorlandino, architetto prestato all’impresa socio-sanitaria. E? amministratore della Rete dei Centri clinici ArtemisiaLab. Ha aperto il fronte del “Dopo di Noi” con un progetto che verrà presentato il prossimo mese presso la Fondazione S.Lucia,
E’ una delle emergenze del terzo millennio, un tempo i soggetti disabili difficilmente arrivavano all’età adulta, ancora meno alla vecchiaia. Oggi bisogna cambiare in fretta approccio e strategia

E’ così, e non è impresa facile. Tutti i genitori con un figlio disabile – e sono tanti – hanno come unico e grave problema della loro esistenza il “dopo”. Il progetto della nostra associazione vuole dare a queste persone una risposta – spiega Maria Stella Giorlandino -. Chiedono di essere garantiti, chiedono per i loro figli una opportunità di inserimento in casa famiglia con una assistenza integrata. Lo Stato non lo fa, non ha risorse, non ha idee condivise. Abbiamo deciso di inserire tra i nostri obiettivi anche questo, anche il “Dopo di noi” per dare un supporto a chi da solo non ce la fa o non ce la potrà fare”

Ma non è cosa da poco, a chiedere aiuto sono decine di migliaia di persone

Le dimensioni del problema sono decisamente importanti, non esistono statistiche precise in merito ma molti punti di riferimento, il 15% della popolazione convive con la disabilità di un familiare. A Roma certamente ci sono migliaia di nuclei familiari a rischio. Non esistono linee guida o politiche omogenee, si va a braccio, sulla base delle esperienze che singoli gruppi di genitori, associazioni ed enti hanno messo in piedi in questi anni. Noi ci muoviamo con entusiasmo e con risorse proprie, un team di nostri specialisti sta studiando la questione, contiamo di essere pronti in tempi brevi.
Una idea del progetto? Come e quando?
Intendiamo arrivare a mettere sul campo almeno due strutture per ospitare non meno di 15 persone. Stanziamento di un miione e mezzo, un anno per realizzare il tutto. Ci rendiamo conto che le persone con disabilità grave pesano sempre più sulle loro famiglie, sia come carico assistenziale che come oneri economici. Inoltre l’aumento dell’età media del malato ed il conseguente invecchiamento dei genitori rende impossibile il sostentamento dei propri figli. Il progetto di inserimento in case famiglia demedicalizzate e che abbiano l’obiettivo di promuovere una vita sociale delle persone con disabilità e non di ghettizzarle, rappresenta una proposta innovativa rispetto ai modelli del passato. Nell’ambito della casa famiglia andrebbero promossi progetti di integrazione sociale, ludica, lavorativa da proporre e realizzare anche prima che il “dopo di noi” si concretizzi, ciò che consentirebbe ai genitori di accompagnare ed essere testimoni dell’integrazione dei propri figli e di poter, un giorno, arrendersi in pace. La coordinatrice dell’intero progetto e responsabile dei rapporti istituzionali è l’on.Anna Teresa Formisano, l’appuntamento è per il 19 dicembre presso il centro congressi della Fondazione S.Lucia

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