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Emilia Romagna, spese pazze in Regione, indagati 41 consiglieri


Nuova bufera giudiziaria sul parlamentino di viale Aldo Moro. Sono in corso di notifica 42 avvisi di fine indagine dell’inchiesta della Procura di Bologna sulle spese dei consiglieri regionali dell’Emilia-Romagna. E’ l’atto che prelude, solitamente, alle richieste di rinvio a giudizio. Gli avvisi sono 42, e non 41 come precedentemente detto, perché destinataria è anche la segretaria di Matteo Riva (Gruppo misto). Fra le spese contestate dalla Procura figurano un sex toy acquistato da un’eletta; un soggiorno a Lampedusa, altre interviste a pagamento oltre a quelle già emerse nelle indagini, viaggi e trasferte di personaggi pubblici a spese della Regione e non dei partiti. L’inchiesta riguarda il periodo giugno 2010-dicembre 2011.

I reati contestati. Sono coinvolti tutti i gruppi dell’assemblea legislativa. Per tutti i consiglieri si ipotizza il reato di peculato, e c’è anche un caso di truffa. Per i capigruppo, i primi a essere iscritti nel registro degli indagati, le contestazioni ipotizzate dalla Procura sono due: la prima per le spese in proprio non pertinenti e la seconda per omesso controllo su quanto speso dai colleghi di partito. Ai capigruppo è dunque contestata l’intera cifra che si ritiene un gruppo abbia speso senza pertinenza con l’attività di consigliere regionale. Il governatore dimissionario Vasco Errani non è nella lista degli indagati.

Tutti i nomi. Per il Partito democratico: Marco Monari, Marco Barbieri, Marco Carini, Thomas Casadei, Gabriele Ferrari, Vladimiro Fiammenghi, Roberto Garbi, Paola Marani, Mario Mazzotti, Roberto Montanari, Rita Moriconi, Antonio Mumolo, Giuseppe Pagani, Anna Pariani, Roberto Piva, Luciano Vecchi, Damiano Zoffoli, Matteo Richetti.
Pdl: Luigi Villani, Enrico Aimi, Luca Bartolini, Gian Guido Bazzoni, Galeazzo Bignami, Fabio Filippi, Andrea Leoni, Marco Lombardi, Andrea Pollastri, Mauro Malaguti, Alberto Vecchi.
Gruppo misto: Matteo Riva (ex Idv). In concorso con lui risponde l’impiegata del gruppo Rossella Bolino.
Lega Nord: Manes Bernardini, Stefano Cavalli, Stefano Corradi. Con loro c’era Mauro Manfredini, nel frattempo deceduto.
Sel: Gian Guido Naldi e Gabriella Meo.
Federazione della Sinistra: Roberto Sconciaforni.
Idv: Liana Barbati e Sandro Mandini.
M5s: Andrea Defranceschi e Giovanni Favia, entrambi espulsi nel frattempo dal movimento.
Udc: Silvia Noè.

Sex toys, viaggi e trasferte. Dalle carte emergono alcuni casi particolari. A Casadei (Pd), già finito nell’occhio del ciclone per lo scontrino da pochi centesimi della toilette pubblica, la spesa viene contestata anche a fine indagine; nel mirino anche viaggi dalla Romagna a Modena, dove insegna, che sarebbero legati non ad appuntamenti politici ma impegni di docenza. Secondo la Procura non era un’iniziativa politica quella di Matteo Riva a Lampedusa (“Lampedusa porta dell’Emilia-Romagna”), ma una vacanza. Un’eletta ha acquistato con soldi della Regione un sex toy. Marco Travaglio e il sindaco di Napoli Luigi De Magistris sarebbero stati accolti in Emilia, per iniziative dell’Idv, con auto pagate (a loro insaputa) non dal partito ma dalla Regione.

Le elezioni vicine. Gli avvisi sono partiti a pochi giorni dalle elezioni regionali del 23 novembre, quando i cittadini emiliano-romagnoli saranno chiamati a decidere chi sarà il successore di Errani. Il governatore si è dimesso a luglio dopo la condanna in appello (era stato assolto in primo grado) per falso ideologico nell’inchiesta Terremerse su un finanziamento ottenuto dalla cantina guidata dal fratello Giovanni.

Oltre 2 milioni di euro. La somma complessiva contestata ai consiglieri ammonta a 2 milioni e 87mila euro. La fetta più consistente riguarda il gruppo del Pd, che in assemblea è il più folto: 940.000 euro per 18 consiglieri indagati. Al secondo posto come cifra c’è l’Idv, con 423.000 euro e appena due consiglieri indagati. Secondo quanto si apprende sarebbero 11 invece gli indagati del Pdl (205.000 euro totali), tre della Lega Nord (135.000), due del M5S (98.000), due di Sel-Verdi (77.000 euro), uno del gruppo Misto (27.000 euro), uno di Fds (151.000 euro) uno dell’Udc (31.000 euro).
La bufera alla vigilia delle primarie. Da diversi mesi si sa che tutti i capigruppo sono indagati. Poi sono usciti altri nomi. Fra di essi – e fu bufera politica, perché si conobbero pochi giorni prima delle primarie del Pd – il candidato del centrosinistra alla poltrona di governatore Stefano Bonaccini (per il quale, però, la Procura ha chiesto l’archiviazione) e colui che doveva essere il suo sfidante interno, Matteo Richetti, ritiratosi dalla corsa alle primarie. “Ho chiarito tutto”, disse, dopo essersi presentato dai magistrati.
A dispetto di quanto si era ipotizzato nelle scorse settimane, gli avvisi sono arrivati prima delle urne. Dunque coloro che si ricandidano a un nuovo mandato in Regione potranno conoscere in anticipo l’eventuale proprio status di indagato.

Le reazioni. Nel Pd è sconcerto per la tempistica degli eventi. “A poco più di dieci giorni dal voto…” è il commento che qualcuno si fa scappare a taccuini chiusi dialogando con l’agenzia Dire. “L’avevo detto, avevo proposto di andare a votare a marzo per evitare questo tritacarne in piena campagna elettorale ma nessuno mi ha ascoltato”, lamenta il consigliere uscente del centrosinistra (e ricandidato con Emilia-Romagna civica) Franco Grillini. “Ognuno è responsabile di se stesso”, si limita a commentare Simonetta Saliera, vicepresidente della Regione. Gli avvisi a pochi giorni dal voto? “Questa cosa non mi piace”, aggiunge.
Il capogruppo della Lega Nord Stefano Cavalli (non ricandidato) attacca la tempistica della Procura: “I cittadini devono scegliere in modo tranquillo, perché qui non c’è nessuno che si è messo in tasca i soldi per fare viaggi alle Maldive o comprarsi la macchina. Abbiamo sempre speso in modo corretto, seguendo le regole e le leggi regionali”.

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