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Obama fa mea culpa per la sconfitta e riparte dalla Cina

Obama si assume la responsabilità della batosta elettorale di midterm e riparte dall’Asia: prima tappa Pechino, dove arriva forte della volata degli Stati Uniti, tornati ad essere il motore dell’economia mondiale, e con una agenda fitta di priorità per cercare di ottenere il massimo possibile per i suoi ultimi due anni di presidenza, nonostante la sua condizione di ‘anatra zoppà. «Come capo del partito, ogni volta che non va bene devo prendermi la responsabilità», ha detto in un’intervista alla Cbs, riferendosi alla sconfitta dei democratici alle elezioni di martedì scorso. Allo stesso tempo, incontrando i leader del Congresso Obama ha però anche sottolineato nei tre vertici internazionali a cui parteciperà nel suo viaggio (Apec a Pechino, Asean nella città birmana di Naypydaw e G20 a Brisbane) avrà una posizione di forza: «sarò in grado di dire che qui negli Usa noi abbiamo creato più posti di lavoro, che gli altri Paesi avanzati messi insieme». Un argomento che peserà anche nell’incontro in programma con il presidente cinese Xi Jinping che, parlando ad una platea di businessmen nell’ambito del vertice economico dei 21 Paesi dell’Apec, ha aggiornato lo slogan del «sogno cinese», facendolo diventare «il sogno dell’Asia-Pacifico». Xi ha però anche dovuto ammettere che il suo Paese ha invece rallentato, e che per l’economia cinese «certamente ci sono dei rischi, ma non sono così spaventosi». Gli argomenti di attrito tra Obama e Xi non mancheranno. Ad esempio, le reciproche accuse di cyber-spionaggio, o la politica espansionista di Pechino nel Mar Meridionale Cinese o il dossier diritti umani, o ancora l’irritazione del governo cinese per «il coinvolgimento straniero» nelle manifestazioni per la democrazia ad Hong Kong, e l’aspirazione di Obama a realizzare un trattato di partenariato trans-pacifico (Ttp) che coinvolgerebbe 12 Paesi ma non la Cina. Tuttavia ci sono anche punti di intesa, come il problema dei cambiamenti climatici, con Cina e Usa che stanno cercando di sviluppare una posizione comune sulle emissioni di carbonio. Ma Obama non punta solo sulla Cina. «Il presidente rimane profondamente impegnato al riequilibrio della sua strategia per l’Asia e la sua applicazione rimarrà una delle massime priorità del suo secondo mandato», ha affermato il suo consigliere per la sicurezza nazionale, Susan Rice. Un riequilibrio che passa anche per la Birmania, dove Obama farà la sua seconda tappa e dove vedrà il presidente Thein Sein e la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi. In Australia, infine, Obama parteciperà al vertice del G20 dove al tavolo avrà occasione di incontrare numerosi leader, compreso il presidente russo Vladimir Putin, anche se nel programma ufficiale dei due leader al momento non è previsto alcun incontro. La Casa bianca, così come il Cremlino, però non lo esclude. «Non sarei sorpresa» se avessero un colloquio informale, ha detto Susan Rice.

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