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Musica su You Tube a pagamento, ecco i rivali

Music Key, il nuovo servizio musicale a pagamento di YouTube, entra in un mercato, quello della musica online in abbonamento, ben presidiato da rivali: da Spotify a Deezer, da Rhapsody a Beats Music, recentemente acquisita da Apple per 3 miliardi di dollari. La stessa Google, proprietaria di YouTube, ha già un servizio analogo, Google Play Music, che diventerà gratuito per gli utenti di Music Key. Tra i competitor della piattaforma video il più temibile è Spotify. Lanciato nel 2008, ha più di 50 milioni di utenti attivi ogni mese, dei quali oltre 12,5 milioni hanno sottoscritto un abbonamento, come ha spiegato ieri in un post il fondatore e Ceo della compagnia, Daniel Ek. Deezer è nato un anno prima e oggi conta 16 milioni di utenti mensili, di cui 5 milioni paganti, che hanno a disposizione 35 milioni di canzoni. Il capostipite è invece Rhapsody, primo nel 2001 a offrire musica in streaming on-demand su abbonamento, mentre è recentissimo Beats Music. Lanciato in Usa nel gennaio scorso e rilevato da Apple a maggio, il bonus di questo servizio sono i suoi fondatori: il discografico di lungo corso Jimmy Jovane e il produttore e musicista Dr.Dre. Tutti questi servizi sono offerti in abbonamento mensile a 9,99 dollari/euro, lo stesso prezzo praticato da Music Key, salvo uno sconto di due euro per chi lo sottoscrive in fase ‘betà. Le cifre, però, sembrano destinate a calare, nonostante l’opposizione delle etichette discografiche. Spotify, infatti, ha iniziato ad offrire uno sconto del 50% ai familiari di un abbonato che vogliano a loro volta abbonarsi, mentre Apple, secondo recenti indiscrezioni, vorrebbe dimezzare il costo dell’abbonamento a tutti gli utenti. Per farlo dovrebbe però convincere le case discografiche ad abbassare i prezzi, portandole magari a valutare il potenziale allargamento del bacino d’utenza. Le etichette ricevono un pagamento per ogni brano ascoltato sui servizi in streaming, i quali però continuano ad essere osteggiati soprattutto dagli artisti indipendenti, che denunciano una non adeguata remunerazione. Alle critiche è tornato a rispondere proprio ieri Ek, il numero uno di Spotify. Dal 2008 ad oggi – ha scritto – abbiamo riconosciuto più di 2 miliardi di dollari ai detentori dei diritti dell’industria musicale. «Due miliardi di valore di un ascolto che non avrebbe generato alcun compenso per gli artisti senza di noi, che lavoriamo giorno e notte per recuperare quel denaro, destinato al mondo della musica, che la pirateria stava rubando».

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