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Nuovo allarme attentato al pm Di Matteo

Tra conferme velate e smentite poi rettificate si torna a parlare, a Palermo, del rischio di un attentato al pm Nino Di Matteo, memoria storica dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia e pubblica accusa al processo a politici, mafiosi e ufficiali dell’Arma accusati di avere costretto le istituzioni a venire a patti con Cosa nostra negli anni delle stragi. A far salire la tensione sarebbe un personaggio sulla cui affidabilità gli inquirenti non hanno dubbi, che ha raccontato di un progetto di eliminare il magistrato giunto ormai alla fase esecutiva. E dell’arrivo in città di un carico di esplosivo. L’informatore – non si tratterebbe di un confidente – confermerebbe vecchie notizie dello stesso tenore dei mesi scorsi. E si aggiungerebbe alle minacce lanciate dal boss Totò Riina a Di Matteo durante i suoi colloqui in carcere col compagno d’ora d’aria Alberto Lorusso e agli inquietanti anonimi ricevuti dal magistrato. Della situazione di Di Matteo e del nuovo allarme la Procura ha informato il Viminale che, ieri, ha inviato a Palermo due esperti per fare il punto sulle misure di sicurezza messe a disposizione del pm che ha raccolto la solidarietà della presidente dell’Antimafia Rosy Bindi e del Csm, pronto a venire a testimoniare la sua vicinanza al collega. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che si trova a Washington, ha telefonato al procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, per verificare se le misure di sicurezza predisposte per gli uffici giudiziari del capoluogo siciliano siano sufficienti o si renda necessario un rafforzamento. Scarpinato ha spiegato che, salvo sviluppi investigativi, le misure attuali sono ritenute adeguate. In ogni caso Orlando ha dato mandato ai propri uffici di verificare insieme all’amministrazione comunale di Palermo gli interventi già adottati e di prevedere eventuali ulteriori misure. Il nuovo allarme su Di Matteo è stato confermato dal procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi che si è detto «preoccupato» e ha colto l’occasione per suggerire a Palazzo dei Marescialli, che dovrà nominare il nuovo capo dei pm, di scegliere tra candidati che condividano fini e strumenti del processo sulla trattativa. Così – ha detto – da garantire i colleghi che indagano sul patto tra mafia e Stato. Meno netto il procuratore facente funzioni Leonardo Agueci che ha parlato di notizie non attuali, probabilmente per cercare di limitare i danni che una fuga di notizie sulle minacce ha determinato, salvo poi fare una parziale marcia indietro. «Riteniamo importante ribadire che l’esposizione al rischio del collega, che risulta ora più che mai attuale ed intensa, è costantemente oggetto della massima attenzione da parte di tutti gli organismi interessati e di questa Procura in particolare, che la sta seguendo in ogni evoluzione con grande apprensione e determinazione», ha detto in serata in una nota.

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