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jOBS ACT, cambia l’articolo 18, cosa resta del reintegro

Reintegro per i licenziamenti discriminatori (ad esempio per motivi religiosi, politici o razziali), che non era mai stato messo in discussione. E ‘palettì che definiranno anche i (probabilmente pochi) casi in cui il giudice potrà decidere anche per il ritorno al lavoro in presenza di licenziamenti disciplinari. Ma per vedere quali saranno le ‘fattispeciè per cui si potrà puntare anche al reintegro, bisognerà attendere i decreti attuativi del Jobs Act che comunque il governo sta già preparando per mantenere fede all’impegno di rendere operativa la delega già a inizio 2015. Di sicuro, comunque, arriverà una ‘tipizzazionè dei licenziamenti disciplinari per cui sarà previsto il reintegro, indicando una serie di casi specifici: tipico esempio, se un lavoratore viene licenziato con l’accusa di avere rubato ma l’accusa è falsa, avrà diritto a tornare al lavoro. Certo, proprio all’inizio di gennaio sarà difficile essere pronti, perchè in ogni caso i decreti delegati dovranno passare per i pareri delle commissioni parlamentari (comunque non vincolanti) che avranno 30 giorni per esprimersi. Ma la scelta di inserire nel testo del Jobs Act il riferimento specifico (ora assente) ai casi di reintegro, frutto dell’accordo raggiunto all’interno del Pd, fa infuriare il Nuovo centrodestra, che chiede un vertice di maggioranza, e riapre la polemica sull’articolo 18, con Ncd e Forza Italia che tornano sulle barricate. Le modifiche concordate, ci tiene a sottolineare il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano, non riguardano però solo «l’annoso problema dell’articolo 18» che certo, come sottolinea il presidente del Pd Matteo Orfini è «il punto politico» dell’accordo: il testo sarà corretto, così come chiesto da diversi emendamenti già depositati, «anche su altri punti – dice Damiano – come i controlli a distanza» che riguarderanno solo gli impianti, o «le cure parentali» mentre non sarà toccato di nuovo il tema del demansionamento, «già modificato al Senato». La commissione inizierà a votare già domenica pomeriggio, con l’obiettivo di chiudere entro giovedì prossimo, visto che il testo è atteso in Aula il 21 per arrivare al voto finale entro il 26 e lasciare posto così dal 27 alla legge di Stabilità. La delega dovrà poi tornare al Senato. Dopo le modifiche è possibile che sia alla Camera sia al Senato l’esecutivo blindi il testo con la fiducia, per raggiungere l’obiettivo di chiudere entro l’anno

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