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Siria, i paesi vicini chiudono porta in faccia ai rifugiati

Per la popolazione siriana in fuga dalla guerra civile che sta devastando il Paese fuggire è sempre più difficile. Le frontiere con i Paesi vicini, Libano, Turchia, Giordania e Iraq sono sempre meno “permeabili” e il dramma dei profughi bloccati lungo i confini assume proporzioni sempre più drammatiche. A fornire questo quadro preoccupante è il rapporto “No Escape” realizzato dal Consiglio dei rifugiati norvegese e dall’International Rescue Committee diffuso oggi. Secondo il documento, il limitato supporto internazionale e le difficoltà economiche affrontate dai Paesi che circondano la Siria sta portando i rispettivi governi a rendere sempre più difficile l’accesso ai rifugiati siriani e questo è confermato dai dati che evidenziano un crollo del numero dei profughi accolti negli ultimi mesi.

Nel 2013, infatti, la media di rifugiati che riuscivano a lasciare il Paese ogni mese era di circa 150mila persone, mentre lo scorso ottobre il numero registrato dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati è stato di 18.453, l’88 per cento in meno.

“ Le organizzazioni umanitarie – ha sottolineato il segretario generale del Comitato novergese per i rifugiati Jan Egeland – hanno ripetutamente lanciato l’allarme sul fatto che la capacità di accoglienza delle comunità ospiti fossero state portate al limite e sulla necessità di ripartire in maniera più sostenibile a livello internazionale la gestione dei rifugiati. Ora siamo testimoni dei risultati del fallimento di un piano di sostegno alla regione. Un collasso totale della solidarietà internazionale nei confronti di milioni di civili siriani”.

“La popolazione civile – ha aggiunto Egeland – non riesce a fuggire e non sta ricevendo aiuti sufficienti. È in atto un tradimento collettivo nei confronti di uomini, donne e bambine in Siria, che stanno vivendo in uno stato di pericolo e hanno bisogno di essere aiutati”.

Secondo il rapporto Libano, Turchia, Giordania e Iraq hanno accolto oltre tre milioni di rifugiati siriani dall’inizio della crisi, ma quello che è mancato è stato un supporto internazionale a questi Paesi: “Le nazioni vicine stanno gradualmente raggiungendo una situazione che non permette di mantenere il livello di ospitalità ed accoglienza che hanno offerto dall’inizio della crisi – ha spiegato il presidente dell’International Rescue Committee David Miliband -. Dopo che per tre anni e mezzo hanno accolto più rifugitati pro capite di qualsiasi altro Paese del mondo, nazioni come Libano e Giordania non sono più in grado di gestire ulteriori arrivi. Hanno bisogno del nostro aiuto”. Finora sono solo 50mila i profughi accolti da Paesi al di fuori della regione, pari a circa il 2% del numero totale di rifugiati.

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