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Farmaci, ancora diffidenza per gli equivalenti, indagine sui malati cronici

Farmaci equivalenti, conosciuti ma non troppo. Un paziente su 4 sa che si tratta di un medicinale meno costoso rispetto a quello di marca, altrettanti affermano che si tratta di un farmaco simile, ma non uguale a quello di marca. La diffidenza verso queste molecole è ancora prevalente: quasi la metà dei pazienti (47,3%) non cambierebbe la terapia che sta assumendo con quella equivalente o ha dubbi nel farlo (21,6%). È quanto emerge dall«Indagine civica sull’esperienza dei pazienti rispetto all’uso dei farmaci, con focus su biologici e biosimilarì, presentata oggi da Cittadinanzattiva attraverso il Coordinamento nazionale delle Associazioni dei malati cronici (Cnamc). Secondo la ricerca, che ha coinvolto 619 pazienti con patologie croniche, oltre il 30% riconosce gli equivalenti dal prezzo, sapendo che costano meno del farmaco ‘griffatò, e dalla dicitura sulla confezione. Nella maggior parte dei casi sono informati dal medico o dal farmacista dell’esistenza di un equivalente, ma considerano quello di marca più efficace (33,4%) o sono influenzati dallo scetticismo di una parte di medici (30,8%) che sostiene che non sono uguali. Non solo generici. Nei prossimi anni, sottolinea Cittadinanzattiva, su 100 farmaci almeno 48 saranno biologici, con una percentuale che passerà dal 30% al 70%. Quasi la metà dei pazienti coinvolti nell’indagine (45,4%) ha assunto un farmaco biologico; solo il 4% assume invece un biosimilare. Molti degli intervistati, in realtà, non sono certi se il farmaco che stanno assumendo sia biologico o biosimilare (38,6%). Quasi il 30% sa che il farmaco biologico è sintetizzato da una fonte biologica; il 20% che è un medicinale fornito solo dall’ospedale e il 19% che è molto costoso. C’è, tuttavia, un 17,5% che non sa cosa sia e un 7% che non ne ha mai sentito parlare. Solo il 9% degli intervistati è, invece, a conoscenza della differenza tra i farmaci biologici e biosimilari. La maggioranza (oltre il 41%) non sa cosa sia un biosimilare; il 13,8%, invece, ritiene erroneamente che sia il generico del farmaco biologico di riferimento. Quello che sta più a cuore ai pazienti è innanzitutto il profilo di sicurezza ed efficacia del farmaco (59% per il farmaco biologico e 69% per il farmaco biosimilare) e i possibili effetti collaterali (circa il 48% per entrambe le categorie). Per quanto riguarda i biosimilari, si chiedono soprattutto il nome del farmaco e informazioni sulla modalità di somministrazione (41,88%). Infine, Cittadinanzattiva ha chiesto ai pazienti di indicare cosa vorrebbero per migliorare la qualità di vita legata all’assunzione di terapie farmacologiche. Il 37% desidera di non essere costretto a prendere tanti farmaci diversi; oltre il 35% vorrebbe assumere terapie che mostrino miglioramenti e non durino troppo a lungo; il 30% auspica cure con meno effetti collaterali; il 23% chiede che il medico gli prescriva la cura in modo più chiaro, spiegando bene effetti e prospettive. E un 20% vorrebbe che fosse lo specialista a prescrivergli il farmaco su ricetta rossa, senza dover ricorrere al medico di famiglia, altrettanti sognano di non mettere più mano al portafoglio per pagare i farmaci di tasca propria.

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