| categoria: economia

Il petrolio riparte con i tagli dell’Opec, Mosca respira. Kiev no

Dal Golfo Persico all’Ucraina: sembrano due partite lontanissime ma non lo sono. Il prezzo del petrolio sta infatti incidendo fortemente sull’economia russa e, di conseguenza, sulle politiche più o meno aggressive di Mosca verso Kiev. Mentre è in corso il G20 di Brisbane, secondo diversi analisti finanziari la maggiore preoccupazione di Putin resta quella del valore del greggio. Che è rimbalzato dopo i tagli ‘clandestinì dell’Opec delle ultime ore, ma che continua a mantenere il rublo ai minimi storici contro euro e dollaro. Il presidente russo adombra un complotto contro Mosca e la sua moneta, ma il prezzo del petrolio – sul quale si basano anche quelli di diversi idrocarburi (a iniziare dal gas) che rappresentano l’unica ricchezza dell’economia russa – è deciso dal solito rapporto tra domanda e offerta. È vero che una parte degli attuali ribassi è causata dall’arrivo dello ‘shale gas’ prodotto in Nord America, ma la causa principale sta nel rallentamento dell’economia mondiale. E anche la Cina per la prima volta sta frenando la domanda. Risultato: il greggio è abbondantemente sotto gli 80 dollari al barile, con un crollo del 30% da giugno. E il rublo paga un conto salatissimo: la moneta russa da ottobre ha ceduto il 20% contro il dollaro (-16% sull’euro), solo in novembre il 13% sulla divisa Usa, il 10% contro la moneta europea. Così è messa a repentaglio la tenuta dell’intera economia russa, con diversi analisti politici che notano un contemporaneo allentamento della pressione militare di Mosca sullo scacchiere ucraino. E Putin anche in Australia starebbe proseguendo la politica degli incontri informali che sembrano farlo uscire dal tunnel e, invece, affossare la rivale Kiev. Dal vertice Apec di Pechino – dove il presidente russo è uscito vincente sul piano dell’immagine, ma soprattutto ha evitato richieste stringenti dal premier australiano Tony Abbott sull’abbattimento dell’aereo malese ed è stato ‘sdoganatò dal presidente Usa Obama con almeno un colloquio fuori protocollo – la Borsa ucraina ha ceduto oltre l’11%, il peggior crollo degli ultimi due anni e mezzo. Il mercato azionario moscovita invece sembra riprendersi, con un rialzo del 9% nell’ultimo mese. Ecco perchè ora più che mai anche a Ovest degli Urali si guarda al prezzo del petrolio, che in queste ore sta tentando un piccolo rimbalzo. A New York ha chiuso l’ultimo giorno della settimana in rialzo del 2,3% a 75,8 dollari al barile: una ripresa ancora molto debole, ma che deriverebbe da un’importante novità. In attesa della riunione dell’Opec di fine mese a Vienna, l’organizzazione dei Paesi produttori avrebbe infatti già tagliato l’estrazione di quasi 900mila barili al giorno: la metà sarebbe stata ‘naturalmentè persa con le tensioni in Libia e lo stop a due grandi giacimenti, ma il segnale più importante per i mercati viene dai due giganti Arabia saudita e Qatar, che indipendentemente starebbero tagliando circa 150mila barili a testa per la ‘manutenzione delle raffineriè. In realtà per sostenere un prezzo che non mette in difficoltà solo Mosca.

Ti potrebbero interessare anche:

Fiat: Regole per i sindacati o stop impegni in Italia
CRISI/ Federconsumatori: 'Dall'Istat uno scenario sconfortante'
Confcommercio, credito solo a 26 imprese su mille
Il governo ci crede: le riforme faranno salire il Pil del 3,6% nel 2020
Benzina, prezzi in aumento: ritocchi su verde e diesel
Aspi, dossier in stallo: restano nodi da sciogliere



wordpress stat