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Ospedale di Albenga, indagati Montaldo e i vertici della sanità ligure

Il vicepresidente della Regione Claudio Montaldo è indagato per turbativa d’asta e abuso d’ufficio per la vicenda dell’ospedale Maria Misericordia di Albenga. Proprio quella che lo stesso Montaldo, nella veste di assessore alla sanità, avevapresentato – ed ancora oggi lo sostiene – come “Modello Albenga”, ovvero diciotto posti letto di ortopedia dell’ospedale pubblico “Maria di Misericordia” affidati ad un pool di chirurghi privati.

Obiettivo: recuperare le fughe fuori regione dei pazienti liguri e risparmiare. Il modello tanto celebrato da Claudio Montaldo, però, potrebbe essere partito male proprio nell’affidamento della gara di appalto. La Procura di Savona, infatti, ha indagato undici persone alle quali in queste ore sono stati notificati gli avvisi di richiesta di proroga delle indagini da parte del pm Ubaldo Pelosi. Tra loro, nomi eccellenti come quello dello stesso assessore regionale alla Sanità, del direttore del dipartimento regionale Franco Bonanni e del manager della Asl 2 Flavio Neirotti.

La magistratura contesta, a vario titolo, i reati di turbativa d’asta, di rivelazione di segreto d’ufficio in relazione al bando di gara; di abuso d’ufficio in relazione all’estensione dell’appalto che in un primo tempo era stato limitato alla Asl 2 Savonese e poi alla Asl 3 di Genova ed alla Asl 1 di Imperia, ma anche per l’assunzione di personale in violazione alla normativa.

Nella lista degli indagati figurano anche alcuni dirigenti della Asl di Savona: Angelo Antoniol (responsabile degli Affari Generali), Franco Vairo (ex direttore sanitario da alcuni anni in pensione), Claudia Agosti (attuale direttore sanitario), Graziella Baldinotti Tizzoni (direttore amministrativo), Luca Garra (responsabile gestionale e direttore dei presidi ospedalieri di Albenga e Pietra Ligure). Eppoi, i nomi dei privati che gestiscono la struttura del “Maria Misericordia”: Alessio Albani (titolare della Gsl, società privata controllata dalla Omnia Medica), Nicola Ivaldo (direttore del reparto), Guido Grappiolo (ex aiuto del luminare dell’anca, il professor Lorenzo Spotorno).

L’inchiesta sarebbe partita da un esposto da parte di una delle ditte che era stata esclusa o non si era aggiudicata la gara. Perciò è una vicenda delicata che sullo sfondo potrebbe nascondere gelosie professionali negli ambienti della sanità.
Il 12 maggio del 2011, infatti, era stato affidato l’appalto con importo originario di 7 milioni di euro.

Secondo gli accordi, il pool di chirurghi, quasi tutti provenienti dalla sanità pubblica ligure ma “emigrati” in quella privata di Piemonte, Lombar- dia ed Emilia, avrebbe dovuto garantire gli interventi di eccellenza limitatamente ai pazienti della Asl di Savona. A loro è stato affidato il vecchio reparto di Ortopedia ed una sala operatoria dell’ospedale di Albenga: gestione per 9 anni, per un importo iniziale e complessivo di 63 milioni di euro.

Un progetto pilota nato dalla collaborazione tra il Servizio Sanitario Nazionale e soggetti privati, finalizzato ad abbattere le liste d’attesa, evitare le fughe fuori regione (prime fra tutte le grandi cliniche del Nord Italia, Humanitas e Galeazzi), e risparmiare i notevoli costi relativi alla parte alberghiera dei ricoveri.

Successivamente, però, il progetto è stato esteso alle altre Asl, aumentando l’importo a 21 milioni di euro annui e facendo crescere i posti letto a 50. Fonti della Asl di Savona assicurano che l’ampliamento sarebbe stato concesso nei termini del capitolato. Quel bando di gara e la successiva estensione presenterebbero però degli aspetti che il pm Pelosi vuole approfondire: dal bando di gara originario ai criteri per

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