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STAMINA/ Processo a Vannoni, tutte ammesse le parti civili

Un ‘piccolo esercitò di parti civili dall’Italia e dalla Svizzera scende in campo contro Davide Vannoni e i suoi collaboratori. Il gup Giorgio Potito, del tribunale di Torino, oggi ha detto sì a tutte le richieste di costituzione nel procedimento in cui il papà di Stamina è imputato, fra i vari reati, di associazione per delinquere. Ci sono, nell’elenco, anche 28 familiari di undici pazienti che si sono sottoposti alla metodica Vannoni e che ora chiederanno i danni. Ma nei loro confronti gli avvocati difensori manifestano rispetto. «Abbiamo letto le carte – spiegano i legali, Liborio Cataliotti e Pasquale Scrivo – e da molte di esse non traspare la volontà di ritorsione, ma il desiderio di sapere come stanno realmente le cose. Con serietà e con grande senso di responsabilità». Non tutte le centotrentotto «persone offese» individuate dal pm Raffaele Guariniello hanno dichiarato guerra a Vannoni in tribunale. C’è persino chi si è presentato in aula come semplice osservatore, senza avvocato, per dare una mano a Stamina. Luigi Bonavita, 63 anni, di Nole (Torino), ha due ragazzi affetti dalla sindrome di Niemann Pick ed è consigliere di una onlus che assiste i malati: «Nel 2008 – racconta uscendo da Palazzo di Giustizia – mio figlio fece tre infusioni e, da coricato che era, si è rimesso in piedi. Altro che ‘eventi avversì. Su questa storia sono state dette e scritte troppe menzogne». Il pm Raffaele Guariniello e i carabinieri del Nas la vedono in modo diverso. Vannoni, secondo le indagini, capeggiava una banda pronta a tutto pur di fare quattrini: vantava brevetti mai ottenuti, orchestrava manifestazioni di piazza, trattava i pazienti come cavie, operava in condizioni lontanissime dagli standard di sicurezza. Nelle carte del processo è finita tutta la Stamina-story, dagli esordi nei seminterrati all’approdo agli Spedali Civili di Brescia. Anni di esperimenti, di carte bollate, di polemiche. Delle richieste di costituzione a parte civile è stata respinta solo quella dell’associazione Casa del Consumatore. Entrano dunque nel processo la Regione Lombardia, gli Spedali Civili, Altroconsumo e Medicina Democratica. Poi gli svizzeri: il Cardiocentro Ticino, di Lugano (insieme a una sua ricercatrice) e la Swiss Stem Cell Bank, considerate vittime di una diffamazione per le critiche digitate su Facebook da Vannoni («non sopporto i vigliacchi»). Il giudice ha poi ammesso la citazione a responsabile civile degli Spedali bresciani (che compaiono così nella doppia veste di danneggiato e di ente che potrebbe dover pagare i danni) e del presidio sanitario Burlo Garofolo, di Trieste, dove Stamina trovò casa per qualche tempo.

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