| categoria: Il Commento

Antisemitismo, Israele e Palestina: l’informazione manipolata

di Maurizio Del Maschio
L’ignoranza è una piaga dura a guarire, ma l’ipocrisia è anche peggio. Quando questi due virus
contagiano anche gli operatori dell’informazione allora la propagazione diventa devastante. In
questi giorni accadono nefandezze incredibili nel mondo arabo ma tutto viene ovattato, attutito,
talvolta ignorato, come la nuova intifada, motorizzata o appiedata, che sta colpendo Israele. Di ciò
nessuno parla, perché sono notizie scomode, ideologicamente pericolose, non politicamente
corrette. Una nuova strisciante forma di antisemitismo sta dilagando in Europa, ma viene ignorata
dai media. Come l’ebola, l’antisemitismo è un virus misterioso: non si sa come si propaghi e non se
ne conosce la cura.
In Polonia, in questi giorni, stanno smantellando un gazebo costruito in un parco pubblico di
Varsavia con le lapidi del cimitero ebraico, ma ciò non fa notizia. In Germania, in Francia, in
Inghilterra, in Belgio, in Norvegia, in Turchia e altrove gli ebrei da anni sono tornati ad essere il
facile bersaglio preferito di violenze verbali e fisiche. Gli ebrei sono divenuti di nuovo la valvola di
sfogo del disagio economico e sociale del vecchio continente, fatti oggetto di accuse e di odio dejà
vu per secoli e culminato nella Shoàh. Quante lacrime, sincere o di circostanza, sono state versate
quando il mondo fu informato di tale orrore. “Arriverà un giorno in cui qualche idiota dirà che non
è mai successo”, disse il generale Dwight David Eisenhower ordinando ai suoi soldati di filmare e
documentare tutto ciò che trovarono nei campi di sterminio nazisti. Ma l’Uomo, si sa, ha la memoria
corta, dimentica facilmente e commette sempre gli stessi errori. Gli “idioti”, come li chiamò
Eisenhower, si sono riuniti anche quest’anno a Teheran per la seconda conferenza negazionista della
Shoàh denominata “New Horizon”. Nader Talebzadeh, consigliere personale della Guida Suprema
Ali Khamenei, all’apertura dei lavori ha affermato che l’iniziativa costituisce la “più grande
minaccia per i sionisti”. Erano presenti 31 personaggi della galassia antisemita e negazionista
americana, brasiliana, francese ed anche italiana.
Suona quasi comica l’accusa (trovata in internet) che Stefano Cucchi sarebbe stato ucciso dai
sionisti, ma purtroppo l’idiozia a cui il grande stratega americano faceva profeticamente riferimento
non ha limiti. Da tempo, in Israele e nei territori palestinesi, ma con particolare virulenza a
Gerusalemme, è esplosa quella che ormai si può definire la Terza Intifada: dopo quella dei sassi e
quella degli attentati kamikaze, questa è caratterizzata dall’azione di singoli individui, spesso arabi
israeliani, che con mezzi improvvisati (un trattore, un’automobile, sassi, bombe molotov)
aggrediscono i passanti e le forze dell’ordine con sempre maggiore frequenza e violenza. Sono
episodi del tutto ignorati da giornali e telegiornali occidentali. Solo se la polizia uccide uno degli
autori di tali gesti si alzano lamenti contro la violenza israeliana, trascurando che gli Israeliani
corrono ormai un rischio quotidiano uscendo semplicemente di casa.
Il conflitto israelo-palestinese e l’antisemitismo occidentale sono collegati e quando esplode la
violenza tra arabi ed ebrei in Israele anche in Occidente l’antisemitismo diventa più audace ed
aggressivo. Durante il recente conflitto contro Hamas a Gaza, a Parigi 200 ebrei, riuniti in preghiera
in una sinagoga, si sono dovuti barricare perché assediati da una folla urlante “Mort aux juifs! Juifs
aux fours!” (Morte agli ebrei! Ebrei ai forni!). Si tratta di un grido già udito anche in molte altre
città d’Europa. La presenza di 30 milioni di immigrati musulmani in molti Stati europei (il 5% della
popolazione globale del vecchio continnte) non è estranea a questo fenomeno. Sono essi, in genere,
a diffondere gli stereotipi del peggiore antisemitismo storico (nel 2011 in Belgio una indagine ha
verificato che il 50% dei musulmani ritiene che gli ebrei vogliano dominare il mondo e poco diversi
sono i risultati di altre indagini effettuate in vari Paesi europei). In Francia, uno dei Paesi a dove la
presenza musulmana è più rilevante, nel 2013 il 40% delle violenze razziste sono state rivolte
contro ebrei che sono solo l’1% della popolazione. Queste aggressioni, in Europa e in Israele, pur
avendo l’apparenza di episodi sporadici e senza apparente connessione fra loro, sono almeno in
parte ispirati e organizzati dai “soliti noti”: Iran, Hamas, Hezbollah, OLP.
Dopo l’uccisione di una bambina di tre mesi (e di una donna, oltre a numerose persone ferite) da
parte di un guidatore che aveva scagliato la sua auto contro un gruppo di ebrei chassidici ed era
stato ucciso dai poliziotti accorsi, Sultan Abu al-Einen, leader di Al-Fatah in Libano e stretto
collaboratore di Mahmoud Abbas (noto con il nome di battaglia di Abu Mazen), aveva esaltato
nella sua pagina Facebook l’azione di questo “eroico martire” che si era congiunto in matrimonio
con le 72 vergini che costituiscono il premio dei martiri di Allah.
In Palestina, che sempre nuovi Stati occidentali riconoscono come Stato anche se di Stato non ha
ancora i crismi, sul quotidiano ufficiale ”Al Hayat al-Jadida” è stato scritto, lo scorso luglio, che
gli ebrei usano il sangue dei bambini palestinesi (una volta erano i bambini cristiani…) per
impastare le azzime, ed il 24 settembre scorso la televisione locale ha citato numerosi esperti
secondo i quali Israele aveva avvelenato l’acqua potabile a Gaza e si preparava a fare altrettanto in
Cisgiordania. Per non soffermarsi sulle fiction arabe, anche rivolte all’infanzia, in cui gli ebrei
appaiono come scimmie, asini e maiali.
Un esempio clamoroso dello schizofrenico atteggiamento omissivo dei media occidentali è il
silenzio pressoché totale sulla decisione dell’Egitto di creare una zona di sicurezza larga 500 metri e
lunga circa 10 km lungo il confine con Gaza, distruggendo tutte le 800 case che si trovano a ridosso
della fascia di sicurezza. I bulldozer e gli esplosivi hanno già quasi completato l’opera e agli
abitanti (1.165 famiglie) era stato ordinato di abbandonare l’area entro 48 ore a loro rischio. Inoltre,
l’Egitto ha chiuso per tre mesi il passaggio di Rafah (gli aiuti umanitari diretti a Gaza transitano da
Israele), ha distrutto numerosi tunnel e sta costruendo un muro lungo il confine con la Striscia.
Hamas ha pubblicato una lista dei politici che saranno le prossime vittime dell’intifada di
Gerusalemme, travolti da auto dei “militanti”. Chi, da noi, ne ha dato notizia? Si è avuta qualche
espressione di indignazione?
Una settimana fa da Gaza è stato lanciato un missile su Israele e Hamas ha subito arrestato i 5 autori
del lancio confermando di volersi attenere alla tregua. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il
re Abd Allah II ibn Hussein di Giordania si sono incontrati in segreto ed hanno concordato sulla
necessità di riportare la calma a Gerusalemme, ampliando la collaborazione fra Israele ed il WAQF,
l’organismo che da tempo ha la responsabilità religiosa dei luoghi santi islamici di Gerusalemme.
Anche il presidente Abu Mazen si è associato a questo appello ed ha ordinato alla sua polizia di
impedire le violenze in tutta la Cisgiordania. Infine, il governo israeliano ha autorizzato la
costruzione di una intera nuova città araba, che potrà arrivare ad avere 40.000 abitanti, nei pressi di
Akko. Tutto ciò nessuno lo ha segnalato, alla faccia del dovere di un’informazione imparziale…

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