| categoria: sanità Lazio

Barillari (M5S): la riforma sanitaria del Lazio è «una enorme operazione di marketing targata Zingaretti»

La riforma sanitaria del Lazio è «una enorme operazione di marketing targata Zingaretti» che «ha truffato i cittadini con il piano di rientro»; il riordino della rete è «dettato solo da motivi politici, convenienza, favorismi e clientelismi». Il tutto mentre «scende l’offerta sanitaria» ma i costi salgono, «il fallimento della spending review». È la denuncia del gruppo M5s alla Regione contenuta in un dossier presentato oggi alla Camera dei deputati (anche in streaming) dai consiglieri Davide Barillari e Devid Porrello con la capogruppo pentastellata in commissione Affari Sociali di Montecitorio Giulia Grillo. Per Grillo ciò che accade nel Lazio è coerente con «un filo conduttore comune a ogni Regione, che va verso un progressivo e velato processo di privatizzazione dei servizi sanitari», accompagnato da «anarchia contabile – ha aggiunto la deputata – e voluta mancanza di controlli». Barillari ha spiegato che per ottenere i dati ha dovuto lottare contro «un enorme muro di reticenze. Solo alcune Asl ci hanno risposto, come Rieti, Frosinone, Viterbo. Altre aziende sanitarie invece, come S. Giovanni, Forlanini, San Filippo, Ifo, Gemelli non hanno risposto: andremo avanti con diffide ed esposti». Stando ai dati del consigliere M5s, i servizi sono stati tagliati del 24% ma i costi di produzione sono aumentati del 16%. I costi dell’elettricità sono saliti del 139% «a fronte di una diminuzione del costo dell’energia». I costi di manutenzione sono cresciuti del 28% («hanno abusato di appalti»). Riguardo alle spese farmaceutiche il M5s parla di aumenti dai 200 ai 1000 euro per degente a seconda dell’azienda. Le spese di personale sono rimaste invariate, anche se in termini assoluti, per il blocco del turn over, i dipendenti sono diminuiti. Secondo il dossier la spesa di personale sarebbe aumentata del 200% per singola degenza ospedaliera dal 2006. Sulle consulenze («il modo per aggirare il blocco del turn over») Barillari segnala un aumento del 924% all’Umberto I e del 1108% allo Spallanzani. Critiche anche per il riordino della rete ospedaliera, dalla quale hanno avuto vantaggi «i religiosi, i politici di Roma, i baroni e la sanità legata alla politica» mentre sono state chiuse strutture efficienti come l’Eastman «che non aveva protezione». In generale «è come se per una goccia dal lavandino si rifacesse l’intero bagno – ha affermato il consigliere regionale del Lazio – perchè non si identifica dov’è l’inefficienza, si guida bendati». Le proposte dei pentastellati sono di «sospendere il decreto di attuazione dei programmi operativi (il 368), attivare la contabilità analitica in ogni struttura per capire gli sprechi e punirli», l’apertura di «un tavolo urgente tra M5s e Regione Lazio per ridefinire i Piani operativi. Inoltre – ha ribadito Barillari – serve la commissione d’inchiesta sulla malasanità, va riformato il sistema delle nomine dei dg, che sono tutti chi più chi meno di matrice politica, e ci sono anche dei condannati. Poi una delibera per attivare la contabilità analitica in tutte le Asl e infine, una commissione sulle cause del disavanzo sanitario. Quando usciremo dal commissariamento – ha concluso – avremo di fronte una sanità pubblica allo sfascio».

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