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Milano, dieci anni all’aggressore del tassista ucciso a bottigliate per una precedenza non data

Dieci anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. E’ la condanna inflitta dalla Corte d’assise di Milano a Davide Guglielmo Righi, consulente informatico di 49 anni che quasi nove mesi fa, dopo una banale lite di viabilità, uccise il tassista milanese Alfredo Famoso, colpendolo al volto con una confezione di bottiglie d’acqua. Una condanna ritenuta “troppo bassa” dai familiari della vittima, che aveva 65 anni, perché, come ha spiegato il loro avvocato, i giudici oltre a cancellare due aggravanti hanno applicato per l’imputato “il minimo della pena”.

Quella sera, il 23 febbraio scorso, Righi in compagnia della moglie incinta di nove mesi stava per attraversare la strada sulle strisce pedonali in via Morgagni a Milano. Il tassista, secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto Alberto Nobili e del pm Maria Teresa Latella, non si fermò per dare la precedenza ai pedoni e a quel punto Righi scagliò la confezione con quattro bottiglie d’acqua che aveva in mano contro la macchina. E poi, sempre secondo l’accusa, quando il tassista scese, anche per verificare i danni all’auto, Righi gli lanciò contro la confezione con le quattro bottiglie colpendolo al volto. L’autopsia ha accertato che la causa della morte, avvenuta il 25 febbraio dopo due giorni di coma, fu un gravissimo trauma cranico legato alla caduta a terra, dopo che l’uomo era stato colpito in faccia.

Il 27 febbraio scorso, mentre nasceva la figlia di Righi, il gip Gianfranco Criscione aveva disposto la scarcerazione dell’uomo (che da allora è agli arresti domiciliari) riqualificando il reato da omicidio volontario, contestato inizialmente dalla Procura, in omicidio preterintenzionale. Accusa sostenuta in aula dal pm e che ha retto anche al vaglio della prima Corte d’assise, presieduta da Guido Piffer. Il pm aveva chiesto una condanna a 13 anni con il riconoscimento delle aggravanti dei futili motivi e della recidiva, dati i precedenti penali dell’uomo per furto, violenza privata, molestie, disturbo alle persone e ingiuria. Aggravanti che sono state cancellate dai giudici.

L’avvocato della famiglia del tassista aveva chiesto invece alla Corte di “non trascurare nemmeno l’ipotesi di omicidio volontario con dolo eventuale” e comunque di condannarlo a “una pena elevata, anche con l’aggravante della crudeltà”. La difesa, rappresentata dall’avvocato Isabella Giuffrida, ha provato invece a ottenere il riconoscimento dell’eccesso colposo in legittima difesa, dato che l’imputato più volte ha raccontato a verbale che il tassista era “tracotante” e che lui aveva soltanto reagito ad un’aggressione. Secondo diversi testimoni non ci sarebbe stata alcuna colluttazione tra i due, in realtà, e Righi dopo aver lanciato le bottiglie contro Famoso avrebbe anche detto “così impara”.

Prima del verdetto, fra l’altro, il difensore ha letto in aula una lettera inviata dall’imputato ai familiari del tassista nella quale l’uomo scriveva: “Ho avuto paura di chi non conoscevo e la paura ha portato con sè dolore, così forte da annullare la gioia della paternità per sempre. Ogni anno gioia e dolore avranno il suono del silenzio per la mia famiglia e per quella di Famoso”. I giudici hanno riconosciuto provvisionali di risarcimento alla moglie della vittima (100mila euro), ai due figli (80mila euro a testa) e ai due fratelli (30mila euro a testa). Alla Asl di Milano è andato un risarcimento di 12mila euro. Le motivazioni saranno rese note fra 15 giorni.

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