| categoria: Roma e Lazio

IL PUNTO/ Una città in ginocchio, alternativa cercasi

Una città in ginocchio, da qualunque parte la si voglia vedere. Le periferie, il centro storico, la viabilità, il controllo sociale, l’ordine pubblico, il decoro, l’abusivismo in tutte le sue forme, i Rom, i migranti, il popolo degli “invisibili”. La somma di tutte queste questioni porta ad una conclusione complessiva, il collasso. Non accidentale, ma provocato: dal non governo, dalla scelta deliberata di lasciare andare a fondo la capitale. E l’efffetto è il caos, nelle sue peggiori espressioni, quello che i turisti vivono con sconcerto scoprendo che nulla funziona come dovrebbe e che i romani sopportano con rabbia crescente, con frustrazione. Basta guardarsi intorno, Roma è sgovernata, nel senso che appare senza controllo, costretta ad una quotidianità precaria. Ma tutte queste affermazioni apocalittiche lasciano il tempo che trovano, ripetersele fino alla nausea non cambia le cose. Siamo finiti sulle cronache nazionali (finalmente o purtroppo), perché Roma è la vetrina del paese, è il biglietto da visita: i media stranieri hanno ricamato sull’esplosivo caso Tor Sapienza, hanno sorriso imbarazzati sull’ affaire Marino. Ma non c’è salvezza, non si può abbandonare una capitale al suo destino senza nemmeno fare autocritica. Il problema non è se abbia governato male la destra o se governi male ora la sinistra, ma come uscire da una situazione insostenibile. Troppa politica e poca amministrazione fanno male al paese e distruggono Roma. La Giunta Alemanno aveva pensato forse troppo agli affari e troppo poco alla città, la Giunta Marino ha un doppio handicap: quello di avere un sindaco che – come dicono i suoi contestatori – non ha capito nulla di Roma e non la conosce e quello di avere un partito egemone,il Pd che dopo aver mandato al Campidoglio uno sprovveduto ora non riesce a gestirlo, Pessima performance per un partito che ha la pretesa di governare il Paese. E adesso che si fa? Il buon senso suggerirebbe di varare delle misure eccezionali – subito – per tamponare e gestire le emergenze. Ma alla vecchia maniera, ridando tranquillità alle categorie produttive, agli automobilisti, ai fruitori del servizio pubblico. Perché di questo ha bisogno Roma. Poi di programmare il futuro economico e amministrativo nel medio termine. Non ci sono dei personaggi di gran rilievo, di spessore su piazza ( Alfio Marchini farà sul serio il gran salto, Renzi imporrà uno dei suoi, Berlusconi rinuncerà alla piazza princ ipale del Paese?), ma per ripartire qualche buon artigiano si può trovare.

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