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Obesità costa come il Pil dell’Italia, oltre due miliardi di persone sovrapeso

Il ‘grassò è un problema mondiale e vale quasi quanto l’economia italiana. La lotta all’obesità costa infatti 2.000 miliardi di dollari l’anno, il 2,8% del pil del mondo e lo stesso ammontare di crescita stimato dal G20 nei prossimi cinque anni. E costa di più della droga, degli incidenti stradali e dell’alcolismo, facendosi battere di misura solo dall’ammontare che ogni anno costano le guerre. A fare i conti è uno studio McKinsey, secondo il quale al mondo ci sono 2,1 miliardi di persone obese e sovrappeso, ovvero due volte e mezzo il numero delle persone malnutrite. «L’obesità e un problema globale che richiede una strategia ampia. Ogni intervento singolo potrebbe avere solo un impatto limitato» afferma Richard Dobbs, autore del rapporto. E i costi già elevati sono destinati ad aumentare ulteriormente, con metà della popolazione adulta che sarà sovrappeso in 15 anni. «Il costo dell’obesità sui sistemi sanitari è da solo pari al 2-7% delle spese sanitarie complessive sostenute dalle economie avanzate. E non include – mette in evidenza il rapporto – gli elevati costi del trattare le malattie associate: unendo le due voci si arriverebbe al 20% del totale delle spese sanitarie». L’Organizzazione Mondiale della Sanità descrive l’obesità come un’epidemia legata a una serie di malattie, da un tipo di diabete, al cancro, a problemi di cuore. L’organizzazione attribuisce al sovrappeso 2,8 milioni di decessi ogni anno e nei mesi scorsi ha suggerito – come parziale rimedio e combattere la diffusione del ‘grassò – di dimezzare i consumi di zucchero dal 10% del totale delle calorie ingerite da un adulto a un ‘idealè 5%. «Ci sono poì prove – si spiega – che indicano come l’obesità pesi sulla produttività dei lavoratori, compromettendo la competitività della aziende». E anche questo è un danno economico, oltre ai danni per la salute. McKinsey ritiene infine che l’obesità sia responsabile del 5% dei decessi annuali a livello globale. Ecco perchè la lotta al grasso – secondo lo studio – deve passare innanzitutto per l’istruzione e la responsabilità personale, ma anche con l’introduzione di pasti salutari nelle scuole, porzioni più piccole nei fast food e più ginnastica per i ragazzi. Importante anche rivedere le politiche promozionali per i cibi e le bevande.

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