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Sorpresa, forse la Camera non rinuncia più a Palazzo Marini

La Camera forse non dirà più addio ai palazzi Marini, il complesso di edifici della società Milano 90 dove avevano sede gli uffici dei deputati. Mentre alcuni dei circa 400 deputati che avevano lì il loro ufficio hanno già liberato le stanze dopo la decisione presa da Montecitorio di rescindere il contratto milionario di affitto, l’ufficio di presidenza della Camera ha chiesto all’unanimità ai questori di «riprendere i contatti» con l’immobiliarista Sergio Scarpellini per un «approfondimento» sulla possibilità di riprendere in affitto una parte dei palazzi, in particolare quello che ospita i locali della mensa. La decisione arriva dopo un lungo confronto in ufficio di presidenza. E, a sorpresa, incassa l’ok anche di M5S. Il partito di Grillo identificava nella disdetta del contratto milionario di affitto dei palazzi Marini una bandiera della lotta ai costi della politica: il deputato dei cinque stelle Alessandro Di Battista, solo pochissimo tempo fa, aveva manifestato la sua «felicità» nel lasciare il proprio ufficio. Ma oggi i pentastellati hanno cambiato atteggiamento: «abbiamo votato a favore di un nuovo contratto a Scarpellini – spiega Riccardo Fraccaro – ma per pagare lo stipendio ai dipendenti della società Milano 90, vere vittime della casta. Continuiamo la lotta contro gli sprechi ma non contro i lavoratori». Ci sono infatti 400 dipendenti della Milano 90, che assicuravano i servizi negli edifici, che con la decisione della Camera di rescindere il contratto di affitto hanno perso il posto di lavoro. L’abbandono dei Palazzi Marini, pur se deciso quasi unanimemente, ha scatenato malumori tra i deputati che hanno perso il loro ufficio. In questi giorni forti sono le pressioni sui questori, impegnati in una ricerca dei nuovi uffici resa difficile dal no generalizzato agli ‘open spacè. Sergio Scarpellini, che agli inizi di novembre era stato colpito da un sequestro di beni per evasione di imposte, aveva presentato una proposta per la rinegoziazione del contratto di affitto dei palazzi «3» e «4».Proposte considerate a suo tempo come «non accettabili». Ora invece, la decisione dell’Ufficio di presidenza impegna i questori di Montecitorio ad assumere informazioni relative solo al plesso «3» , per la stipula di un contratto di 6 anni rinnovabile di altri 6 salvo disdetta e possibilità di recesso anticipato per la Camera, con un canone ridotto del 25% rispetto a quello pagato finora. Più basso dovrà anche essere il canone per il costo dei servizi, anche se si dovranno salvaguardare i livelli occupazionali e retributivi dei lavoratori di Milano 90. Contemporaneamente, i questori dovranno nuovamente sollecitare l’Agenzia del Demanio affinchè individui altri immobili di proprietà dello Stato da assegnare alla Camera. «Abbiamo votato favorevolmente perchè la decisione non è vincolante rispetto all’esito della trattativa e perchè i paletti posti dai questori sono di buon senso», spiega l’esponente M5s Fraccaro.

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