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Pd Lazio nel caos, ma il segretario Melilli stoppa tutti: non mi dimetto

“Una partita di poker”. Così un esponente del Pd descrive lo stallo in cui si trova il partito democratico del Lazio. Giovedì 27 si terrà l’assemblea regionale dove è già pronta una mozione per sfiduciare Fabio Melilli (la stanno ultimando i civatiani rappresentati da Marco Guglielmo), ma non è scontato che alla fine il segretario regionale ”perderà la poltrona”, spiega la agenzia Dire in un racconto di fine giornata nelle cronache della Regione Lazio. Perché se è vero che da una parte più di qualcuno gli contesta i numerosi errori commessi (dalla prima assemblea conclusasi con l’intervento dell’ambulanza alle liste per le scorse elezioni provinciali, alla composizione della segreteria, passando per l’evanescente presenza del partito, alle liste per le europee, senza dimenticare lo tsunami che sta travolgendo il coordinatore dell’esecutivo della segreteria, Marco di Stefano) è altrettanto vero che in pochi sembrano volersi assumere la responsabilità di sfiduciarlo. Almeno apertamente.
Soprattutto nessun ”big” intende scaricare Melilli, che subito lo ha fatto presente andando ad incontrare il gruppo consiliare del partito alla Pisana. Le parole del segretario, secondo quanto apprende l’agenzia Dire, sono state più o meno queste: ho parlato col partito nazionale e col presidente Zingaretti e tutti mi hanno detto di andare avanti. Pertanto, non mi dimetto. Il messaggio per chi vorrebbe un cambio della guardia è quindi: chi vuole mandarmi via mi sfiduci. Nel lungo colloquio (durato oltre due ore) che si è svolto in Consiglio regionale e nel quale Melilli avrebbe ammesso alcuni errori commessi, scusandosi, tutti gli intervenuti (erano assenti solo i consiglieri Mario Ciarla ed Enrico Forte), si sono trovati accomunati nell’evidenziare diverse criticità, dopodiché sui ”rimedi” si sono alternate le posizioni più disparate: da chi vorrebbe cercare in qualche modo mantenere in vita questa esperienza, a chi ha dichiaratamente espresso il suo dissenso, a chi attende. A partire dallo stesso Melilli.Già, perché se gli venisse comunicata l’esistenza di una reale alternativa e di una maggioranza a sostegno, forse l’ex presidente della Provincia di Rieti non farebbe resistenza e a quel punto non si dovrebbe ricorrere nemmeno alle primarie perché ad eleggere il nuovo segretario sarebbe l’attuale assemblea. Tuttavia, al momento l”alternativa non c’è, anche se qualcuno è al lavoro per cercarla. Qualche pezzo della maggioranza che ha sostenuto Melilli non è affatto soddisfatto del suo operato ma sembra che in queste ore a difesa del segretario sia sceso in campo anche Dario Franceschini, il che renderebbe tutt’altro che agevole il cambio al vertice.

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