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Salari fermi e revisione delle 35 ore, il piano franco-tedesco

Un congelamento dei salari per tre anni, un mercato del lavoro più flessibile e una revisione – in chiave di ammorbidimento – delle 35 ore settimanali: è un piano di ‘lacrime e sanguè quello messo a punto dai governi francese e tedesco per riaccendere la crescita nei rispettivi Paesi e – indirettamente – cercare di far ripartire la locomotiva europea. A svelare alcune delle misure principali del piano franco-tedesco, che verrà presentato giovedì a Parigi, è stato oggi il settimanale tedesco Der Spiegel in un’anticipazione di un articolo dal titolo ‘Duro ma cordialè, che verrà pubblicato nell’edizione in edicola domani. Le proposte saranno presentate dai ministri dell’Economia francese Emmanuel Macron e tedesco Sigmar Gabriel, che a metà ottobre scorso avevano chiesto a due economisti dei rispettivi Paesi di mettere a punto un programma capace di risollevare le sorti economiche dell’Unione europea. Le proposte prevedono tra l’altro un mercato del lavoro più flessibile in Francia e raccomandano di «allentare la camicia di forza della settimana da 35 ore prevista a livello statale in molti settori». In particolare, «la flessibilità dell’orario di lavoro deve aumentare in modo corrispondente alle condizioni economiche» del Paese. Inoltre, il documento prevede un «congelamento dei salari per tre anni per rendere le imprese francesi più competitive», scrive lo Spiegel, che non entra in ulteriori dettagli. Da parte sua, Berlino dovrebbe raddoppiare i propri investimenti nelle infrastrutture in Germania. Su questo fronte, dovrebbe essere annunciato uno «sforzo supplementare» di 20 miliardi di euro entro il 2018, invece dei 10 miliardi di euro previsti finora. Le proposte si basano sul lavoro di due economisti, entrambi professori alla Hertie School of Governance di Berlino: il francese Jean Pisani-Ferry e il tedesco Henrik Enderlein, ai quali a metà ottobre era stato affidato il compito – dai rispettivi governi – di preparare una serie di proposte di riforme economiche da attuare nei due paesi. Il documento di Pisani-Ferry ed Enderlein identifica quindi le necessarie riforme strutturali, gli investimenti e le iniziative comuni in grado di rilanciare l’economia in Francia e Germania, con un orizzonte temporale che va fino al 2017. Si vuole così evitare, secondo quanto avevano spiegato i due ministeri dell’Economia a metà ottobre, il rischio «di un decennio perduto in Europa, con crescita debole, tassi di inflazione eccessivamente bassi, alti debiti e alta disoccupazione». La situazione economica della Francia e lo sforamento del suo budget rappresentano infatti un serio motivo di inquietudine per la Germania. Allo stesso tempo, Berlino è sempre più sotto pressione da parte dei suoi partner – Francia in testa – per fare di più per rilanciare la locomotiva dell’economia europea.

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