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Garcia Marquez, l’archivio va ad un ateneo del Texas

Per decenni, fino al 1995, gli fu impedito di entrare negli Stati Uniti, ma adesso, nove mesi dopo la morte a 87 anni, Gabriel Garcia Marquez «andrà» in Texas. Carte e cimeli dello scrittore di Cento Anni di Solitudine, uno dei più feroci critici dell’imperialismo americano, sono stati acquistati dall’Harry Ransom Center dalla University of Texas, uno dei maggiori archivi letterari del Paese e l’unico, come sostiene il suo direttore Steve Enniss, «in uno stato che confina con l’America Latina». Sono stati gli eredi di Gabo a vendere per una cifra top secret all’ateneo americano manoscritti, taccuini, album di fotografie, due macchine da scrivere Smith Corona e cinque computer Apple appartenuti al Premio Nobel per la letteratura 1982. Inclusi nel fondo Garcia Marquez, che non teneva copie delle sue, sono anche 2.000 lettere ricevute dallo scrittore da grandi firme come Graham Greene, Milan Kundera, Gunter Grass, Julio Cortazar e Carlos Fuentes. Pico dei rapporti di Garcia Marquez con Fidel Castro e altri leader politici: «Mio padre – ha detto al New York Times il figlio Rodrigo Garcia – preferiva condurre questi affari a voce: di persona o per telefono». Al centro Ransom, Gabo sarà in ottima compagnia: l’archivio texano conserva già le carte di James Joyce, Ernest Hemingway, William Faulkner, Jorge Luis Borges. «È come se Joyce incontrasse Garcia Marquez, la cui influenza sulla letteratura del ventesimo secolo in un certo senso è stata parallela», ha detto Enniss a proposito dell’ultima acquisizione che include materiali relativi a tutti i libri dello scrittore, tra cui il dattiloscritto finale di «Cento Anni di Solitudine» con la copertina scritta a mano e solo poche correzioni, e «Ci Rivedremo in Agosto», l’ultima opera incompiuta di cui esistono almeno dieci versioni. «È come una finestra sul laboratorio di un famoso alchimista che non sempre voleva che fossero note le ricette delle sue pozioni», ha detto Jose Montelongo, specialista di letteratura latina americana che ha esaminato il materiale con tutte «le sue debolezze, le versioni scartate, le parole cancellate. In sintesi, la fatica della creazione». Lo stesso Marquez non era mai stato favorevole all’idea che studiosi passassero al microscopio le tracce della sua creatività: «È come essere sorpreso in mutande», disse nel 1993 in una celebre intervista a Playboy. Marquez non aveva obiettato a che la moglie Mercedes salvasse i manoscritti dei romanzi successivi a «Cento Anni di Solitudine» dopo aver distrutto i taccuini e gli alberi genealogici del suo libro forse più famoso, ma sul «privato» era stato inflessibile: leggenda vuole che al momento del fidanzamento offrì alla futura moglie di comprare le lettere d’amore che le aveva scritte per poterle distruggere

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