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Fondazione Carige vende la sede, cerca partner industriale

Fondazione Carige cambia strategia e accelera i tempi per cercare un partner industriale al quale cedere una parte delle quote nell’istituto ligure e con il quale affrontare il piano di rafforzamento della banca, che ha previsto un aumento di capitale fino a 650 milioni per far fronte allo «shortfall» da 814 milioni rilevato dalla Bce. Lo ha annunciato il presidente Paolo Momigliano che insieme a Cda e Cdi ha anche deciso di dismettere la prestigiosa sede di via del Chiossone e di eseguire tagli al personale e agli emolumenti. Finisce dunque in posizione defilata, l’ipotesi, caldeggiata fino a ieri con forza dalla Fondazione, di una aggregazione tra banche per rafforzare Carige. Le spiegazioni ricevute per lettera dall’Ad della banca Gian Piero Montani e esaminate insieme con l’advisor hanno spinto evidentemente in un’altra direzione. «Il prossimo mese è decisivo – ha detto ancora Momigliano -. Il nostro obiettivo non è controllare la banca ma salvare per la seconda volta la Fondazione». Che oggi detiene il 19% di Banca Carige ma dopo l’aumento da 800 milioni dello sorso giugno non è in grado di affrontare il prossimo, in programma entro pochi mesi. A quel punto la Fondazione potrebbe essere scesa fino al 5-7%. Oggi, sono state prese altre decisioni «importanti» ha sottolineato Paolo Momigliano. Fondazione Carige ha deciso un ulteriore taglio dei costi e il recupero di risorse attraverso una seconda profonda spending review: vende la prestigiosa sede in via del Chiossone, un palazzo storico nei ‘carruggì ristrutturato tre anni fa (non è esclusa l’opzione di affittarlo) che potrebbe valere circa 10 milioni, taglia il personale (4 esuberi – 2 amministrativi e 2 portieri), riduce i consiglieri e dimezza gli emolumenti. «Il taglio del 50% è per tutti i consiglieri in aggiunta alle riduzioni fatte a ottobre. E anche questo è retroattivo e parte da ottobre» ha sottolineato il presidente. I costi passeranno da 1,4 milioni a 300 mila euro circa. La commissione Statuto indicherà entro breve di quanto ridurre ulteriormente il numero dei consiglieri di Cda e Cdi, già dimezzato. «Vorrei sottolineare questa grande sensibilità dei consiglieri – ha detto Momigliano -. La riduzione dei compensi è stata decisa all’unanimità. È una spending review vera, non possiamo più sostenere certi costi». È stato inoltre confermato il mandato a Banca Imi e all’ avvocato Giovanni Domenichini, dello studio Bonelli Erede Pappalardo, di interloquire con la banca. È arrivato, infine, sul tavolo dei consiglieri, il rapporto dei consulenti sull’ operato del precedente management della Fondazione: il prossimo Cda deciderà se avviare o meno una azione di responsabilità.

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