| categoria: politica

Primo ok Ue alla manovra, ma il giudizio è rinviato a marzo

I conti non tornano al centesimo, ma l’Italia incassa un nuovo assegno di fiducia politica ed evita la bocciatura Ue, cavandosela con un esame di riparazione a inizio marzo. È il risultato del nuovo corso inaugurato dalla Commissione Juncker, che resta però pronta tra qualche mese a sanzionare l’Italia così come la Francia se i due paesi non faranno un «piccolo sforzo in più» per mantenere fede agli impegni su aggiustamento fiscale e riforme strutturali presi nelle lettere inviate a Bruxelles negli scorsi giorni. Il Mef ha parlato quindi di un «apprezzamento» dell’Ue, assicurando che il lavoro «proseguirà in questa direzione». I documenti di analisi della Commissione intanto cominciano a suonare il campanello d’allarme: il paese è «a rischio di non conformità» con il Patto di stabilità, perchè ha sì «fatto qualche progresso» sul fronte delle raccomandazioni Ue, ma «ne devono essere fatti di più». In particolare per far scendere il debito, il vero tallone d’Achille, servono «politiche per aumentare la crescita, tenere la spesa primaria corrente sotto stretto controllo aumentando l’efficacia della spesa pubblica, così come le previste privatizzazioni». E il primo passo per far calare un fardello che pesa per oltre il 130% del pil, la prima strada è avvicinarsi al pareggio di bilancio strutturale. L’Italia avrebbe dovuto compiere un aggiustamento strutturale del deficit dello 0,5% nel 2015 per raggiungere l’obiettivo di medio termine, ma ha presentato uno 0,3% che però secondo le previsioni della Commissione rischia di essere solo dello 0,1%. Divergono infatti le valutazioni sull’impatto di alcune misure relative a Iva, gioco d’azzardo e spesometro. Bruxelles, che ha riconosciuto le circostanze economiche eccezionali negative in cui si trova l’Italia (crescita e output gap negativi, bassa inflazione), ha deciso di non chiedere all’Italia uno sforzo che non potrebbe sopportare. Secondo la matematica Ue per il rispetto del criterio della riduzione del debito, infatti, Bruxelles avrebbe dovuto esigere dall’Italia un avanzo strutturale superiore all’1,5% del pil per il 2015, che va ben al di là dell’obiettivo a medio termine dell’Italia. Per questo il commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici ha domandato solo «un piccolo sforzo in più», senza cifre. «Abbiamo stimato – ha spiegato – che si sono fatti degli sforzi reali» ma «vista la situazione, la riduzione del debito richiesta inizialmente era esagerata. L’Italia sicuramente si sta muovendo nel senso giusto, ma allo stesso tempo la nostra idea è che sia ancora un pò troppo poco». In che cosa consista esattamente questo ‘sforzò, per il sottosegretario Sandro Gozi si tratta di quelle «riforme strutturali» che l’esecutivo approverà entro marzo. Secondo il ministro Pier Carlo Padoan, infatti, Bruxelles riconosce che «ci sono circostanze eccezionali negative in termini di profonda recessione per il Paese ma anche in termini positivi come l’agenda delle riforme strutturali». E questo «fa sì che il Paese con un alto debito ha la possibilità di mettere in moto un meccanismo virtuoso». È quindi un «significativo successo politico per il governo italiano», per il presidente della commissione per i problemi economici dell’Europarlamento Roberto Gualtieri. Il Mef ha assicurato che andrà avanti con «coraggio e determinazione» sulle riforme, «anche attraverso il piano privatizzazioni». I criteri con cui Bruxelles farà la sua valutazione a marzo, dati economici definitivi alla mano, sono «l’attuazione del bilancio 2014, la preparazione del bilancio 2015 e i documenti dettagliati dei programmi di riforma», ha spiegato Moscovici. Che ha avvertito: «Bisogna che le cose avanzino da qui a marzo o la Commissione non esiterà ad assumersi le sue responsabilità». ‘Tradottò dal tedesco Manfred Weber, leader del Ppe all’Europarlamento, questa «è l’ultima possibilità» per Italia e Francia, altrimenti «saranno applicate le sanzioni

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