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CASO RUBY/ Il procuratore generale: Berlusconi diede ordine alla Questura di rilasciarla

Silvio Berlusconi diede un »vero e proprio ordine« ai funzionari della Questura di Milano per ottenere il rilascio di Ruby quando, tra il 27 e 28 maggio 2010, venne portata negli uffici di via Fatebenefratelli per via di un furto. E il capo di Gabinetto Pietro Ostuni, che ricevette la telefonata dell’ex premier a casa, nel cuore della notte, per sottrarsi »all’esecuzione dell’ordine«, non aveva »altro mezzo« se non »quello di sbugiardare di fatto il presidente del Consiglio« sulla presunta parentela con Mubarak, ma ciò avrebbe comportato il »rischio di ritorsioni, con pregiudizio per il proseguo della sua carriera lavorativa di pubblico funzionario del Ministero dell’Interno«. Lo scrive il sostituto procuratore generale di Milano Piero De Petris nel ricorso in Cassazione con cui ha chiesto di annullare il verdetto con cui lo scorso luglio il leader del Pdl è stato assolto con formula piena dalla seconda corte d’Appello per il caso Ruby. Verdetto su cui ancora oggi il leader di Ndc Angelino Alfano è intervenuto: »Ho sempre pensato – ha detto – che Silvio Berlusconi fosse innocente e l’ultima sentenza lo ha dimostrato. Ma nell’atto di impugnazione depositato due giorni fa il pg ha parlato, riferendosi al giudizio di secondo grado, di «ricostruzione dei fatti del processo condotta in modo disorganico, con incongruo frazionamento del quadro probatorio ed altrettanto illogica valutazione di sue fondamentali componenti». Per sostenere la sussistenza della concussione per costrizione, così come contestata dal Tribunale che nel giugno dell’anno scorso ha condannato Berlusconi a 7 anni di carcere, ha rilevato che «la richiesta avanzata dall’imputato è stata vincolativa per il capo di gabinetto ed ha quindi avuto natura di vero e proprio ordine». Ordine impartito con «abuso della qualità» e definito più volte «illegittimo» anche «in quanto diretto a realizzare un interesse meramente privato dell’ imputato», che temeva la pubblicità di quanto accadeva nelle feste a Villa San Martino.Infatti, per il pg, quando l’ex premier telefonò a Ostuni «non manifestò alcun ‘desideriò, ma dettò invece, in forma asciutta ed allo stesso tempo chiara, una ben precisa disposizione, il cui nitido significato è così compendiabile: in Questura era stata portata una giovane nordafricana, segnalatagli come nipote di Mubarak, la quale doveva essere consegnata alla consigliera parlamentare Minetti». La natura «cogente» dell’ordine impartito da Berlusconi, ha aggiunto De Petris, «venne immediatamente compresa da Ostuni il quale, nonostante avesse capito fin da subito »la falsità della rappresentazione« dei legami di parentela di Ruby con l’ex rais, trasferì la richiesta a Giorgia Iafrate, altro funzionario della Questura di turno qulla notte, la quale a sua volta agì anche »contro le direttive impartite dal pm minorile«. Nei motivi del ricorso, oltre a sottolieare che »i ripetuti interessamenti« di Lele Mora (6 anni e un mese di carcere nell’appello del processo gemello), tramite la figlia Diana, »per ottenere l’affidamento della minre (…) appaiono oggettivamente diretti a tutelare anche l’interesse di Berlusconi, si ritengono «illogiche» le motivazioni espresse dai giudici d’appello nel sostenere che l’ex premier, imputato anche di prostituzione minorile, non sapesse che la ragazza non avesse ancora 18 anni. Per il sostituto procuratore, la conoscenza della «minore età» di Ruby era «da tempo patrimonio comune di quell’ambiente femminile che gravitava attorno alle ‘serate di Arcorè», come dimostra il «tam-tam» che si scatenò quando venne portata in Questura e «più partecipi» del cosiddetto ‘Bunga-Bungà si attivarono per «notiziare Berlusconi». Inoltre, l’ex capo del Governo, che in un «simile ambiente era immerso come primo e principale fruitore», era «da tempo a conoscenza» che la bella ‘Rubacuorì fosse minorenne. E poi, era «soprattutto interesse di Fede», che per primo la vide nel concorso di bellezza in Sicilia, «dare notizie della minore età» all’ex Cavaliere, «rimettendo» a lui poi «ogni decisione in merito ad una sua partecipazione alle serate». E questo in quanto, l’ex direttore del TG4,( 4 anni e 10 mesi in secondo grado nel ‘Ruby bis’), dal «sistema» prostitutivo delle serate di Arcore «traeva vantaggio» e aveva tutto l’interesse ad informare l’allora Presidente del Consiglio della vera età della giovane, perchè ciò «avrebbe rafforzato il credito di benevolenza (anche economica) di cui godeva presso l’illustre amico».

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