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Roma caos, Renzi commissaria il Pd capitolino. Il prefetto potrebbe commissariare il Campidoglio

La capitale è travolta e stordita da uno scandalo di proporzioni gigantesche. Una delegazione del Movimento 5 Stelle, guidata dal capogruppo alla Camera, Andrea Cecconi, e dalla deputata Roberta Lombardi, è andata dal prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, per chiedere lo scioglimento del Comune di Roma e pare che in questa direzione stia andando anche Palazzo Chigi. Itanto il Pd romano è piombato nel caos, con il premier Renzi che in serata ha annunciato il commissariamento, nominando il presidente del Pd Orfini come commissario. Renzi aveva detto poco prima: “O ci pensa il Pd romano a fare pulizia o ci pensa il Pd nazionale”. La nomina è arrivata alla fine di una giornata convulsa. Il deputato democratico Roberto Morassut, ex-assessore all’urbanistica con Veltroni, intervistato a Radio Città Futura, aveva proposto di azzerare il tesseramento nella Capitale: “Bisogna aprire una discussione finalmente sincera al nostro interno, il nostro tesseramento andrebbe azzerato e rifatto da capo. Sono convinto che le riserve democratiche di questo partito siano ancora grandi e non vadano disperse, occorre recuperare quelle che si sono allontanate, intervenendo con delle azioni decise. Bisogna intervenire su come si fa il tesseramento, sulla trasparenza delle spese elettorali, introdurre l’anagrafe patrimoniale degli eletti, accessibile ad ogni cittadino”. Nonostante l’autocritica, Morassut ha poi specificato la differenza tra i governi Veltroni e Rutelli e quello di Alemanno.
Anche Matteo Orfini, presidente nazionale del partito, aveva parlato di azzeramento, che ora sarà suo compito: “Una vicenda agghiacciante per il sistema criminale che emerge e le responsabilità della politica. Emerge a Roma un partito da rifondare e ricostruire su basi nuove”.
Il M5s. “Chiediamo un incontro al prefetto perché ci siano tutti i presupposti per sciogliere il Comune di Roma per mafia”. Lo ha annunciato Alessandro Di Battista del direttorio M5s nel corso di una conferenza stampa organizzata dal movimento in Campidoglio, dopo l’operazione che ha condotto alla scoperta di una cupola mafiosa a Roma con 37 arresti e centinaia di indagati.

“Marino non è degno di fare il sindaco – ha continuato Di Battista – non perché sia coinvolto nelle indagini ma perché non si è accorto di nulla. E’ solo una foglia di fico in un sistema complessissimo gestito dai criminali. Per noi gli incapaci sono colpevoli quanto i delinquenti”.
“Sono sconvolto”. Così il presidente del Consiglio Matteo Renzi, intervistato in serata da Enrico Mentana a Bersaglio mobile su La7, è intervenuto sul’inchiesta sulla mafia capitale. E poi ha aggiunto: “Ho accolto la disponibilità di Lionello Consentino di fare un passo indietro e ho proposto che Matteo Orsini assuma l’incarico di commissario del Pd romano”. Insomma, il terremoto giudiziario che ha sconvolto la capitale ora si abbatte anche sui vertici di partito.

Intanto, sono iniziati nel carcere di Regina Coeli gli interrogatori di garanzia delle prime 14 tra le 37 persone arrestate per 416 bis nell’inchiesta ‘Mondo di mezzo’ della Procura di Roma. Nel carcere di Regina Coeli sono stati interrogati Massimo Carminati, Brugia, Fabrizio Franco Testa, Lacopo, Fabio Gaudenzi, Gaglianone, Bracci, Salvatore Buzzi, Ietto, Luca Odevaine, Carlo Pucci, Matteo Calvio e Franco Panzironi. Tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, tranne Panzironi che ha tentato qualche giustificazione davanti ai magistrati.

A capo dell’organizzazione mafiosa, secondo gli investigatori, l’ex terrorista dei Nar, Massimo Carminati, da ieri in carcere. Un “ramificato sistema corruttivo” in vista dell’assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici dal Comune di Roma e dalle aziende municipalizzate con interessi, in particolare, anche nella gestione dei rifiuti, dei centri di accoglienza per gli stranieri e campi nomadi e nella manutenzione del verde pubblico. ”L’ho detto e lo ripeto – ha commentato Ignazio Marino su Facebook – Abbiamo sbarrato la porta agli interessi, agli inciuci, ai rapporti poco chiari. Il nostro obiettivo resta uno e uno soltanto: cambiare questa città solo per i romani e le romane”, aggiunge poi Marino.

Nel pomeriggio il sindaco ha firmato l’ordinanza di rimozione del dirigente capitolino Italo Walter Politano dalla posizione di direttore della Direzione Integrità, Trasparenza e semplificazione. Politano risulta tra gli indagati della maxi-inchiesta. L’incarico, spiega in una nota il Campidoglio, è stato affidato al vice segretario generale, Luigi Maggio.

In totale, in tutta Roma e nell’hinterland, agli arrestati sono stati sequestrati dal nucleo della polizia tributaria della Finanza beni per 204 milioni. Oltre a quote societarie di importanti aziende inserite negli appalti capitolini, sono stati sequestrati bar, ristoranti, pizzerie e locali della capitale. E poi decine di appartamenti a Roma e in provincia, auto, moto e terreni. In particolare, all’ex amministratore di Eur spa e fedelissimo di Gianni Alemanno, Riccardo Mancini, sono state sequestrate quote di varie società, una Mini Cooper, una Smart, una moto, un terreno a San Felice Circeo, in provincia di Latina, e vari appartamenti a Roma, tra cui uno in via delle Coppelle, alle spalle del Pantheon. All’ex Nar Massimo Carminati sono stati invece sequestrati negozi e società a lui intestate, appartamenti a Sacrofano (alle porte di Roma, conti correnti, libretti di deposito, moto e la sede dell’associazione “Libertà e sviluppo”). Al presidente della cooperativa 29 giugno, Salvatore Buzzi, la Finanza della capitale ha invece posto sotto sequestro sette macchine, vari immobili tra Roma e provincia e diverse quote societarie di varie aziende. Infine, sei auto, 14 immobili a Sacrofano e cinque maxi-terreni agricoli sono tra i beni sequestrati ad Agostino Gaglianone.

Intanto il pool di magistrati che coordinano l’inchiesta è già al lavoro per trovare nel materiale sequestrato elementi per allargare il cerchio dei sodali di Mafia Capitale. Non si esclude a breve giro l’iscrizione di nuovi nomi nell’affare della mafia capitolina. La maxi-operazione è iniziata ieri all’alba, con centinaia di perquisizioni. È proseguita con 37 arresti e 39 indagati. Ed è terminata con le dimissioni di due esponenti del Pd, invischiati in quel “mondo di mezzo” che la procura di Roma ha chiamato Mafia Capitale, Mirko Coratti e Daniele Ozzimo, rispettivamente presidente dell’assemblea capitolina e assessore alla Casa. Una giornata di terremoto, politico e criminale, quella che ha squassato la Città Eterna, facendo tremare la nuova giunta Marino e radendo quasi al suolo il trascorso governo Alemanno, indagato anche lui per 416bis e corruzione aggravata. Una corruzione bipartisan che ha coinvolto gli ex ad di Ama e di Eur spa Franco Panzironi e Mancini (arrestati), Luca Gramazio, ma anche Patanè, attuale consigliere regionale e il responsabile dell’ufficio Trasparenza in Campidoglio Politano.

Ma secondo gli inquirenti le infiltrazioni del sistema mafioso capeggiato dall’ex terrorista nero Massimo Carminati sarebbero arrivate fino alla Regione Lazio. Gli inquirenti hanno già effettuato perquisizioni e sequestri negli uffici di via della Pisana. Le indagini, stando a quanto si apprende, prenderebbero in esame sia l’attuale che la precedente amministrazione regionale. Nell’ordinanza firmata dal gip Flavia Costantini, in merito a una non meglio precisata gara pubblica da “60 milioni”, si legge “Carminati ricordava ai presenti che in Regione Lazio potevano contare anche sull’appoggio di Luca Gramazio”. Accuse respinte questa mattina dallo stesso capogruppo di Forza Italia al consiglio regionale del Lazio, Luca Gramazio. “Non faccio parte di un sistema e lo dimostrerò. Carminati? Io incontro un milione di persone. Io sono la persona più dispiaciuta di tutto questo – ha aggiunto – nei confronti della mia famiglia e di tutte le persone che mi sostengono. Sono a disposizione degli inquirenti”. Incalzato sui suoi rapporti col presunto boss della Cupola romana Massimo Carminati, e se non si rimproverasse nulla Gramazio ha risposto: “Posso rimproverarmi un milione di cose ma non sulla mia condotta. La commissione Trasparenza di Roma Capitale? Solo pensare che la nomina del presidente della commissione Trasparenza possa esser stata eterodiretta è una stupidaggine. Non faccio parte di un sistema, mi fa piacere parlarne perchè non ho bisogno di scappare. Io vi garantisco che dimostrerò che non faccio parte di nessun sistema”.

Ha invece deciso di lasciare l’incarico un altro indagato, il pd Eugenio Patanè, che si è dimesso questa mattina da presidente della commissione Cultura alla Regione Lazio. “Resto sereno e fiducioso nel lavoro della magistratura nella certezza che il prosieguo dell’inchiesta proverà – la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono contestati” sottolinea Patanè.

. Dall’ordinanza di custodia firmata dal gip Flaminia Costantini emerge inoltre che Massimo Carminati era a conoscenza di una indagine a suo carico che definiva “mostruosa”. In una informativa dei carabinieri del Ros si afferma infatti che “nel corso dell’attività di indagine emergeva che Carminati acquisiva la consapevolezza o presunzione.. fondata sull’assunzione di notizie sulle investigazioni in atto, di essere oggetto di un’indagine definita ‘mostruosa’”, il Ros cita anche un dialogo che Carminati ha con il suo braccio destro Riccardo Brugia durante il quale riferisce di “essersi confrontato, al riguardo, con il suo avvocato, il quale a sua volta gli era apparso molto preoccupato dalla situazione anche alla luce della linea di intransigenza e di discontinuità rispetto al passato, dimostrata dagli organi inquirenti”.

Inoltre, il clan mafioso di Massimo Carminati era in possesso anche di un libro mastro che conteneva “una vera partita doppia del dare e avere illecito dei destinatari delle tangenti”. Dall’ordinanza del gip risulta che la contabilità era stata affidata ad una donna, Nadia Cerrito, finita ieri in carcere. Nel libro sono riportati anche “i costi illegali sostenuti – scrive il gip – dall’organizzazione per il raggiungimento del suo scopo nel settore economico-istituzionale”. Contiene l’indicazione “dei soggetti cui vengono veicolati i profitti, come Carminati, o come Fabrizio Franco Testa, testa di ponte di Mafia Capitale verso la politica e la pubblica amministrazione”. Nel libro mastro anche “una rappresentazione del conto economico illecito dell’organizzazione, con una specifica rappresentazione delle relative disponibilità extracontabili”
Altre 40 persone, tra cui l’ex sindaco Gianni Alemanno, sono state indagate per gli stessi reati, che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso, alla corruzione, dall’usura al riciclaggio. “Cara Giorgia, ti ringrazio per la solidarietà e la fiducia che tu e altri esponenti di vertice del partito avete espresso pubblicamente nei miei confronti. Queste dichiarazioni – scrive Alemanno – si uniscono ai messaggi di tantissimi militanti e semplici cittadini che mi sono stati vicini in un momento così difficile per il mio percorso politico e personale”. ”In questo momento – si legge nella lettera indirizzata alla presidente di Fdi-An – il mio impegno principale non può non essere quello di capire realmente la portata di questa inchiesta e di dimostrare in maniera chiara e puntuale, in tutte le sedi, la mia estraneità agli addebiti che mi vengono mossi. Nello stesso tempo mi rendo conto della necessità di evitare facili strumentalizzazioni che potrebbero usare queste vicende per attaccare l’immagine di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, che evidentemente nulla c’entra con tutto ciò. Per questi motivi – annuncia l’ex sindaco di Roma – ti comunico la mia irrevocabile decisione di autosospendermi da tutti gli organi del partito, fino a quando la mia posizione non sarà pienamente e positivamente chiarita”.I tempi tecnici per mettere a posto la mole di carte sequestrate nelle oltre centro perquisizioni fatte ieri dai carabinieri del Ros e per consentire agli avvocati difensori di leggere le carte. Da cui emerge che, dal 2008 al 2013 la fondazione Nuova Italia, il cui presidente è Gianni Alemanno, ha ricevuto 40mila euro dal clan gestito dall’ex terrorista nero Carminati.

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