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E intanto Standard&Poor’s ci taglia il rating. L’Italia è quasi “spazzatura”

Standard & Poor’s taglia il rating dell’Italia a BBB- da BBB con outlook stabile. Con questo nuovo declassamento, l’Italia si trova ora solo ad un gradino dal livello ‘junk’, ossia spazzatura. ”Un forte aumento del debito, accompagnato da una crescita perennemente debole e bassa competitività, non è compatibile con un rating BBB, secondo i nostri criteri”. Lo spiega S&P dopo aver declassato l’Italia. “Prendiamo atto che il premier Renzi ha fatto passi avanti col Jobs Act”, tuttavia “non crediamo che le misure previste creeranno occupazione nel breve termine”, scrive S&P nel rapporto, sottolineando inoltre che i “decreti attuativi” della riforma potrebbero “essere ammorbiditi” e ciò ”potrebbe accadere alla luce di una opposizione crescente”.
Una difesa dell’Italia nella tana del lupo, fra imprenditori e finanzieri tedeschi riuniti a Francoforte che hanno bene in mente il tallone d’Achille della Penisola, il debito pubblico. E’ la missione a Francoforte del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che incassa la ‘solidarietà’ un po’ ironica del collega tedesco Wolfgang Schaeuble sulle riforme (“la direzione è quella giusta, ma non vorrei essere al suo posto”). E che ha sullo sfondo l’aiuto in arrivo dalla Bce, con timidi segnali d’apertura tedesca e il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, che lancia l’allarme di un “rischio gravissimo” di deflazione per Paesi ad alto debito come l’Italia. Forte del Jobs Act approvato e dell’accento messo sulla crescita durante il semestre a presidenza italiana della Ue, Padoan è nella City tedesca per una serie di incontri: ieri, imprenditori per un tavolo privato. Oggi, un convegno organizzato dalla Welt. E’ l’occasione per portare avanti la campagna di rivalutazione dell’economia dello Stivale, quella che al grande pubblico è stata presentata con la formula ‘Pride and Prejudice’ per mettere l’accento sui punti virtuosi dell’economia italiana. Sullo stesso tema argomenta poi in serata al convegno che si tiene a Roma per ricordare l’economista Federico Caffè: ”Il debito italiano non continua a salire e se sale non è colpa dell’Italia. Se ci fosse un’inflazione in equilibrio all’1,8%, una crescita reale dell’1% e una crescita nominale di circa il 3%, il debito pubblico sarebbe in un sentiero di discesa rapidissimo”.

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