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LUCCHINI/ Rebrab, non solo acciaio, un miliardi di investimenti

«Vogliamo fare di Piombino il centro mondiale dell’acciaio di qualità». Isaad Rebrab, 70 anni, uno degli uomini più ricchi d’Africa con un patrimonio calcolato in circa 3 miliardi di dollari, presidente del gruppo algerino Cevital, snocciola i suoi programmi dopo l’acquisizione dello stabilimento Lucchini. A pochi giorni dalla firma del preliminare di vendita, fissata per la prossima settimana, dopo il via libera del ministero dello Sviluppo economico, l’imprenditore, accompagnato dal suo consigliere Farid Tabjani, oggi ha incontrato i rappresentanti delle istituzioni, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e il sindaco della città portuale Massimo Giuliani. «La siderurgia – racconta – è una nostra vecchia attività, avevamo in Algeria già un impianto negli anni ’80. E quindi non è la prima volta che investiamo nel settore». Ma per Piombino Rebrab punta non solo sull’acciaio, che vuole di grande qualità: «Quello che più ci ha interessato in questa città – prosegue – è soprattutto il porto, perchè la logistica ha un grosso peso nel costo dei prodotti». Cevital intende investire nell’acciaio per raggiungere la produzione di 2 milioni di tonnellate all’anno, ma anche in una piattaforma logistica che serva per l’Europa, l’Africa e tutto il Mediterraneo («Voglio fare di Piombino una stella nel Mediterraneo»). Il terzo progetto, non meno importante nei piani del gruppo algerino, è per lo sviluppo nella città toscana dell’agroindustria. L’investimento iniziale, spiega Rebrab nel corso di una conferenza stampa con il governatore toscano e il sindaco della città, sarà di 400 milioni di euro: 150 nella siderurgia, altrettanti nella logistica e 100 per far partire la prima fase dell’attività agroindustriale. «Nel complesso gli investimenti globali – scandisce – potranno arrivare a un miliardo di euro». Con quali finanziamenti?, chiedono i giornalisti. «Il gruppo è ricco, ha liquidità e zero debiti», spiega aiutato dal suo consigliere nell’operazione, Farid Tbjani, che da molti anni vive in Italia, a Novara. Per la produzione di acciaio lo stabilimento lascerà l’attuale sede per spostarsi in un’area a circa sette chilometri di distanza. Una volta firmato il contratto definitivo, con ogni probabilità entro la fine di marzo, potranno partire i lavori: dopo 18 mesi potrà andare in funzione un primo forno elettrico e dopo altri sei mesi il secondo. La qualità del prodotto, osserva per inciso il capo di Cevital, vuol dire ricerca con un progetto che dovrebbe coinvolgere l’Università di Pisa e il Politecnico. Tempi rapidi sono indicati anche per lo smantellamento della vecchia acciaieria, dove dovrebbero sorgere i capannoni in grado di accogliere l’agroindustria. Nella fase iniziale potrebbero essere occupati 800-900 lavoratori, ma a regime, promette Rebrab, potrebbero essere «molti di più» di quelli indicati, ossia 1.860. «L’interesse verso il polo di Piombino – commenta il governatore toscano – nasce anche grazie alle potenzialità del nuovo porto, moderno e di prima qualità, che stiamo costruendo con un investimento da 130 milioni, mentre 140 sono i milioni per il polo siderurgico, 70 dei quali della Regione».

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