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Per una volta la “fotografia” del Censis è un po’ sbiadita

No, stavolta non ci siamo, la tradizionale “fotografia” che il Censis regala ogni fine anno è un po’ sbiadita, non centra sul serio il bersaglio. Perché il quadro è molto peggiore di quello che gli allievi di Giuseppe De Rita dipingono; nella analisi manca la rabbia, la disperazione, la violenza che si respira e che viene trattenuta a stento dalla ragionevolezza. Mancano il crollo del valore dato alla vita umana e la confusione dei valori. E’ una società disperata, che si sta sfaldando giorno dopo giorno. Ci sono dati, statistiche, indici di ogni genere in proposito. Ma dal “pensatoio” di Piazza di Novella si guardava altrove,. E il rapporto appare meno brillante del solito, non graffia. Appare più di scuola che altro. E anche questo è un segnale. Un segnale di appannamento generale che il trust di sociologi e analisti che tiene sott’occhio l’evoluzione del paese magari inconsciamente registrano. Non c’è una immagine forte, non c’è una riflessione importante come in passato, mancano l’intuizione, la analisi colta e insieme brillante. Il Censis registra, chiosa e mette in fila traendo alla fine una conclusione aperta (e in qualche modo beneaugurante) ma fragile e affatto originale. Il disagio di un paese, di una popolazione si coglie anche attraverso questi elementi impalpabili, si va tutti a tentoni alla ricerca di una via d’uscita

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