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ROMAMAFIA/ Carminati: “Alibrandi fu ucciso da fuoco amico”

« 33 anni dalla morte una versione inedita emerge sulla morte di Alessandro Alibrandi, terrorista nero, figlio di un giudice romano. La fornisce Massimo Carminati in una conversazione incentrata sugli anni di piombo intercettata dai Ros: «Alibrandi lo hanno ammazzato i suoi, è morto per fuoco amico». Una versione che contraddice quanto finora noto, ossia che Alibrandi fosse stato ucciso dagli stessi poliziotti con i quali ebbe uno scontro a fuoco del 5 dicembre 1981 culminato anche nella morte dell’agente di polizia Ciro Capobianco ed il ferimento dell’agente Salvatore Barbuto. Nell’intercettazione Carminati rivela – sottolinea il Ros in un’informativa alla procura – «particolari inediti sulla dinamica della morte di Alessandro Alibrandi» asserendo che «contrariamente a quanto noto, il suo compagno di militanza fu erroneamente ucciso da ‘fuoco amicò, non dai colpi dei poliziotti con cui aveva ingaggiato il conflitto a fuoco». «I poliziotti lui li aveva addobbati tutti e due! – esclama infatti Carminati nell’intercettazione e prosegue – Gli hanno sparato per sbaglio.. perchè è successo che …praticamente… lui stava… stava dalla parte della strada… e gli altri avevano attraversato… stava… c’era Lai.. stava .. stava attraversà la strada.. è passato un camion in mezzo». Dunque, si legge nell’informativa, secondo il racconto di Carminati, «la sparatoria ebbe inizio tra Alibrandi e l’equipaggio della volante nel momento in cui i compagni avevano già attraversato la strada e, per un caso fortuito, si erano trovati la visuale di quanto accadeva coperta da un mezzo pesante: una volta uditi gli spari e aggirato l’ostacolo, aprirono istintivamente il fuoco all’indirizzo dell’autovettura di servizio, colpendo tuttavia il loro amico che pure aveva efficacemente contrastato e colpito i poliziotti». «A me l’ha detto.. Lorenzo Lai.. che stava là… peraltro non è mai uscita la cosa perchè – dice Carminati intercettato – però lui là… la sfiga…porello». Senza mai dimenticare il suo passato politico, Carminati pensava anche a una tomba per i camerati morti «in azione». Ne parla in alcune intercettazioni manifestando il rammarico di non avere potuto fare nulla, «nonostante avere trovato un posto e la richiesta al Comune», perchè le famiglie delle vittime non si erano messe d’accordo. «Avevo pure tentato di metterli tutti insieme poi ho visto che… i genitori hanno fatto pressione»

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