| categoria: politica

BLitz sulle riforme agita i renziani, se è così siamo pronti al voto

Ci provi pure, la minoranza Pd, a sabotare le riforme. «Non mi conoscono», non ce la faranno: il governo andrà avanti dritto per la sua strada. Con il suo entourage, Matteo Renzi ribadisce che procederà come un rullo. Nel pomeriggio chi lo incontra nelle riunioni tecniche sui temi economici – manovra, Ilva, Eni-Saipem – lo descrive irritato dalla mossa della minoranza, che ha mandato sotto il governo in commissione. E anche se con i suoi il premier predica calma («Non vale la pena di arrabbiarsi») e ribadisce la road map tracciata, i parlamentari renziani tornano a evocare il voto anticipato, magari con il Mattarellum. E tra le pieghe degli emendamenti alla manovra fanno spuntare pure l’election day a maggio. Se il governo cade – si sfogano – non sarà per colpa del suo immobilismo, ma per gli ‘agguatì della minoranza Pd, che se ne dovrà assumere la responsabilità. Nel giorno in cui il governo Renzi pareggia – come nota Pippo Civati – i 291 giorni di vita del governo Letta, in commissione Affari costituzionali alla Camera si materializza un asse tra la minoranza Pd e la fronda di FI che rischia di essere pericoloso per la vita delle riforme ‘del Nazarenò e per il passaggio, se possibile ancor più delicato, dell’elezione del presidente della Repubblica. Il governo va sotto su un emendamento sui senatori a vita e intanto al Senato vede la sua legge elettorale sommersa da migliaia di proposte di modifica (solo Roberto Calderoli ne trasporta platealmente 10.500, su tre carrelli). È il segnale che l’obiettivo dell’ok in commissione entro dicembre e in Aula a gennaio alle due leggi è tutt’altro che scontato. È la dimostrazione, commenta Renzi con i suoi, che la minoranza Pd, pur di «far vedere che esiste», è disposta anche a «votare con Grillo e Salvini». Ma mostrano di non aver compreso, ragionano i renziani, che così non ottengono niente. La linea non cambia: nessun indietreggiamento, il governo va avanti verso l’orizzonte del 2018 e per iniziare rimedierà in Aula all’incidente sulla riforma costituzionale. Se la minoranza vuole la prova di forza la avrà, spiega un parlamentare. Il leader del Pd non intende farsi impantanare ed è convinto di farcela. Ma, spiegano i renziani, se le riforme si bloccheranno e la «sparuta pattuglia» di oltranzisti dem deciderà di far asse con frondisti di FI, leghisti e grillini per far cadere il governo, se ne assumeranno poi la colpa davanti ai cittadini. Roberto Giachetti torna a chiedere di trarre subito le estreme conseguenze: «Con amici così a che servono i nemici? Elezioni subito», proclama in un tweet. Ma gli esponenti della minoranza Pd leggono indizi della tentazione di andare a votare, negata da Renzi e Boschi, ancor più che nelle parole di Giachetti, nell’emendamento presentato al Senato dai senatori renziani Marcucci, Collina e dal ‘giovane turcò Verducci, per fissare la data di entrata in vigore dell’Italicum al 2016 e intanto ripristinare il Mattarellum. La mossa viene letta nella stessa minoranza Pd – cui il Mattarellum non è sgradito – soprattutto come una pistola puntata contro il tentativo di frenare l’Italicum di Forza Italia. Ma certo, ragionano, appare anche un modo per sgombrare il campo delle elezioni anticipate dal sistema proporzionale del Consultellum. Intanto, il fedelissimo renziano Marcucci presenta anche un emendamento alla legge di stabilità per accorpare le regionali e le comunali in un election day a maggio. Un modo per risparmiare soldi e provare ad arginare l’astensionismo, spiegano dalla maggioranza Pd. Ma anche, ribattono dalla minoranza, per aprire una possibile finestra per il voto.

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