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Il prezzo del greggio non allarma l’Eni, il dividendo è priorità

Niente panico nè preoccupazione, perchè il crollo del prezzo del greggio, dopo anni di quotazioni sostenute, può essere un’opportunità per «svegliarsi». L’ad dell’Eni, Claudio Descalzi, getta acqua sul fuoco in un settore infiammato da pesanti vendite in Borsa a causa del crollo dei listini del petrolio e strizza l’occhio ai propri azionisti, assicurando che, anche in queste difficili condizioni, il dividendo resta «prioritario». L’occasione per fare il punto della situazione è la presentazione del World Energy Outlook dell’Agenzia internazionale dell’energia, che descrive un quadro non certo esaltante per il settore, stretto tra le minacce rappresentate dalle molteplici tensioni in Medio Oriente e il conflitto tra Russia e Ucraina, che «mettono in dubbio il futuro equilibrio del mercato del petrolio e la sicurezza degli approvvigionamenti di gas in Europa». Del resto anche il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, ha avvertito che sebbene non ci siano segnali di preoccupazione, nel caso di «scenario peggiore», vale a dire con un ipotetico blocco del flusso di gas da più fonti (come Russia e Libia contemporaneamente, per esempio), Europa e Italia si troverebbero «impreparate». Il tema di queste settimane, tuttavia, è il crollo del prezzo del petrolio (oggi sceso ancora in apertura poco sopra i 62 dollari) che, secondo l’Aie, se da una parte dà un pò di respiro ai Paesi importatori come l’Italia, dall’altra mette a rischio gli investimenti nell’upstream. Per Descalzi, si tratta di una caduta «traumatica» di difficile previsione, ma che non preoccupa più di tanto. L’Eni, ha sottolineato l’ad, non la sta vivendo nè «con panico» e nemmeno «con preoccupazione», ma, anzi come «un’opportunità: è come se qualcuno avesse mangiato molto per anni, poi deve fare una dieta e perdere un pò di peso». Bolle di questo tipo si sono ripetute negli ultimi 50 anni, ha ricordato, «ma quasi tutte le società hanno la flessibilità per adattarsi»: i prezzi alti, infatti, «rischiano di far diventare grassi e svogliati, la caduta ci sveglia e ci aiuta». Nessun allarme, quindi, anche perchè il pareggio nel bilancio del gruppo petrolifero è assicurato anche con un greggio a 45 dollari. Certo la discesa dei prezzi, che secondo Descalzi proseguirà nel 2015 per invertire la rotta «dolcemente» nel 2016 (anche se considera probabile un taglio della produzione Opec forse già a primavera), fa soffrire, basti pensare che ogni dollaro in meno su base annuale «costa» all’utile dell’Eni tra 90 e 100 milioni di euro. Tuttavia il dividendo «è prioritario: costruiremo un conto economico che cerchi di accomodarlo, lo stiamo facendo anche a questi prezzi», ha assicurato. La strategia sarà perciò proprio quella che paventava l’Aie, e cioè una riduzione degli investimenti e un taglio ai costi, su cui l’ad si è impegnato da subito, all’indomani della nomina. Va detto, però, che vicende come quella del South Stream, cui la Russia ha rinunciato, non aiutano i conti: i contratti da oltre due miliardi firmati dalla Saipem, ha però puntualizzato Descalzi, «non sfumano», perchè ci sono regole «da rispettare: Saipem ha già movimentato mezzi e comprato tubi. È un tema che vedrà Saipem con South Stream», ha concluso, facendo chiaramente capire che la controllata, che oggi in Borsa ha perso ancora il 5,2%, farà rispettare le clausole degli accordi. Il cda della stessa Saipem, intanto, ha riunito il cda, avviando «l’analisi di alcune ipotesi preliminari relative alle attività 2015 alla luce dei nuovi possibili scenari di mercato», senza fornire dettagli sull’impatto dello stop al gasdotto russo. E di Eni e Saipem si è parlato anche a Palazzo Chigi tra il premier Matteo Renzi e Descalzi all’interno di una giornata di lavoro del Presidente del Consiglio «interamente» legata ai temi economici.

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