| categoria: politica

Lo sciopero spacca il Pd, minoranza in piazza attacca Renzi

Sta con il sindacato, un pezzo – piccolo, ma battagliero – della minoranza del Pd. E scende in piazza per lo sciopero generale contro il suo governo, guidato dal segretario-premier Matteo Renzi. Tra i lavoratori sfilano Fassina e Cuperlo, D’Attorre e Civati. Massimo D’Alema, prima di essere contestato a Bari, chiede al premier di smetterla di «insultare il sindacato» e di iniziare ad ascoltarlo, perchè «la situazione è grave». Parole che i renziani leggono come un tentativo, tutto politico, di scavare la fossa al governo. Gli ‘speranzianì di Area riformista cercano di mediare, invitano tutti ad abbassare i toni. Ma la tensione nel partito resta oltre i livelli di guardia, in vista dell’assemblea nazionale di domenica. In piazza ci sono molti dei parlamentari che alla Camera non hanno votato il Jobs act. Alfredo D’Attorre, Stefano Fassina e Gianni Cuperlo fanno un pezzo di corteo a Roma. Pippo Civati è a Milano. Tea Albini a Firenze. Rosy Bindi non c’è solo perchè impegnata in commissione. Mentre Cesare Damiano, Roberto Speranza e chi in Area riformista ha promosso e sposato le modifiche alla delega lavoro, questa volta in piazza non si fa vedere. Scelte che marcano sempre più una distanza tra le due anime della minoranza dem: «duri e puri» da un lato, «mediatori» dall’altro. «La politica economica del governo va corretta: è iniqua e non funziona per la ripresa», è lapidario Stefano Fassina. «Renzi dovrebbe perfino ringraziare chi si sta prodigando per impedire una definitiva lacerazione tra Pd e mondo del lavoro», afferma Alfredo D’Attorre. E assicura che nè lui, nè Fassina, nè Cuperlo hanno intenzione di uscire dal partito: sarebbe un errore rifugiarsi «in un cantuccio, un piccolo partito di sinistra dura e pura». Pippo Civati, che una scissione in assoluto non la esclude e domani a Bologna presenterà un programma alternativo a quello del governo, segnala lo scollamento del Pd dalla sinistra che è in piazza: «C’è un grosso problema di rappresentanza». E non lo risolve certo Renzi andando a «vincere facile» in assemblea, facendo votare dalla sua maggioranza la sua linea politica. In visita al sindaco di Bari, anche Massimo D’Alema torna a far sentire la sua critica. «La situazione del Paese è grave e spero che il governo ascolti la piazza», afferma prima di essere duramente contestato da alcuni manifestanti di Alternativa comunista («Sei un morto vivente, la tua pensione dalla a noi»). «La gente è arrabbiata – commenta D’Alema – ce l’ha col Pd». A Bologna si registrano scontri e manganellate all’università, dove è presente il ministro Marianna Madia. Qualche ‘pasdaran’ renziano vorrebbe intervenire, per smontare le contraddizioni del sindacato e rispondere al fuoco amico dem. Ma dalla segreteria arriva l’indicazione di tenere bassi i toni, secondo la linea dettata da Renzi che in serata ribadisce: «massimo rispetto per la piazza, ma non mi faccio impressionare. C’è un paese da cambiare, il governo non cambia programma» davanti a uno sciopero. Il vicesegretario Debora Serracchiani non rinuncia però a mandare una frecciata a quegli esponenti del Pd che «non vogliono cambiare e mandano segnali»: sappiano costoro, avverte, che «giocano sulla pelle degli italiani». «Ho fatto parte della minoranza ma non ho mai partecipato a uno sciopero contro il mio partito e il suo governo – dice Dario Nardella – Ognuno ne risponde davanti agli elettori». L’estrema conseguenza, se si persevera sulla via dello scontro, sono le elezioni anticipate: la responsabilità, dicono i renziani, sarà di chi ha ostacolato le riforme. Contro i ‘frenatorì che hanno votato contro il governo in commissione alla Camera, si attende un duro intervento di Renzi domenica in assemblea. E anche l’annuncio di modifiche allo statuto del partito. Ma i ‘mediatorì di Area riformista cercano di smorzare i toni: «non servono minacce» dal premier «ma fiducia nel Parlamento», dice Danilo Leva. Non c’è volontà di ostacolare le riforme nè il governo, che – riconoscono gli speranziani – è l’unico possibile.

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