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Yara, nessuna traccia della ragazza su auto e furgone di Bossetti

A distanza di quattro anni dall’omicidio di Yara Gambirasio, dagli accertamenti finora depositati in Procura a Bergamo (ne manca ancora una parte) sul furgone cassonato Daily e sulla Volvo di Massimo Bossetti ancora non sono arrivati riscontri sul fatto che la ragazza possa essere stata presa e, a bordo di uno dei due mezzi, portata nel campo di Chignolo d’Isola dove fu percossa e lasciata agonizzante. Il suo corpo fu trovato tre mesi dopo. I carabinieri del Ris avevano sequestrato il furgone e la vettura, li avevano smontati e passati al setaccio con il Luminol, prelevando numerosi campioni che poi hanno sottoposto agli esami di laboratorio in contraddittorio con i consulenti della difesa, la professoressa Sarah Gino, e della famiglia di Yara, il genetista Giorgio Portera. E su entrambi non c’è traccia della ragazza. Anche dalle analisi sugli oggetti sequestrati in due tornate nella casa del muratore, in carcere dal 16 giugno per l’omicidio, non sarebbero venute indicazioni che altrimenti lo avrebbero inchiodato, aggiungendosi alla prova del suo Dna trovato sul corpo di Yara. Si tratta di oltre trenta oggetti tra cui abiti da lavoro, degli scarponi, anche un aspirapolvere. Della perizia realizzata dal Ris manca, però, ancora una parte da depositare per le valutazioni del pm Letizia Ruggeri, la quale ha sempre meno tempo per chiedere il giudizio immediato (un’ipotesi accennata nei primi giorni dopo l’arresto di Bossetti ma che non è mai stata in cima ai pensieri degli inquirenti bergamaschi): i risultati delle analisi su peli, capelli e altre tracce organiche sempre trovate sul furgone. Di questi, unitamente ai peli che furono trovati sul corpo della ragazza, si sta occupando il professor Carlo Previderè, responsabile del laboratorio di genetica dell’Università di Pavia. Il pm Ruggeri è ancora in attesa, appunto, della relazione affidata agli esperti dell’Università di Pavia ma anche di quella sui computer e i telefoni cellulari di Bossetti, affidata al Racis dei carabinieri per poter chiudere le indagini. Sfumata l’ipotesi del giudizio immediato, per il quale ha tempo ancora qualche giorno, potrebbe chiudere le indagini anche prima del 25 febbraio dell’anno prossimo, quando la Cassazione ha fissato l’udienza in cui in cui si discuterà la richiesta di scarcerazione di Bossetti. L’avvocato Claudio Salvagni (la sua collega Silvia Gazzetti ha rinunciato al mandato nei giorni scorsi) ha presentato ricorso alla Suprema Corte dopo che i giudici del Tribunale del Riesame di Brescia e prima ancora il gip di Bergamo avevano negato la libertà a Bossetti: i giudici bresciani avevano detto, in sostanza, che la presenza del suo Dna era elemento sufficiente per tenerlo in carcere.

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