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Epatite C, in Italia un milione e mezzo di malati

Gli italiani affetti da epatite C sono circa 1,5 milioni, anche se alcune rilevazioni indicano cifre molto più alte. Circa il 40-50% delle infezioni diventa cronica, e una parte di queste degenera in cirrosi. Ogni anno muoiono 17mila persone per cirrosi epatica, ed è stato inoltre calcolato che l’infezione da epatite C (causata dal virus HCV) comporta una spesa annua per il Sistema sanitario nazionale di di 520 milioni di euro. Quello dell’epatite C è uno dei virus più comuni in Italia, ma molti portatori non sanno di averlo. L’Italia è uno dei paesi europei con il maggior numero di malati. Nel mondo secondo l’Oms ci sono 150 mln di persone con l’epatite C cronica, e 350-500mila morti per questa infezione. Ad essere portatori dell’infezione sono soprattutto i cosiddetti ‘baby boomers’, che si sono infettati prima che si isolasse il virus a causa di trasfusioni, strumenti chirurgici non sterilizzati e cattive condizioni igieniche. Per quanto riguarda i nuovi casi, il sistema Seieva, gestito dall’Istituto Superiore di Sanità, ha registrato una stabilizzazione dei tassi tra 0,2 e 0,3 per 100.000 abitanti, a partire dal 2009. Un dato emerso negli ultimi anni è l’aumento dell’età dei nuovi casi, tanto che nel 2013 la fascia di età maggiormente colpita è stata quella 35-54 anni, mentre riguardo alla distribuzione per genere c’è equilibrio tra uomini e donne. I maggiori fattori di rischio sono: interventi chirurgici, rapporti sessuali non protetti e uso di droghe per via endovenosa. La nuova molecola sofosbuvir – capace di eliminare la malattia e da oggi autorizzata in Italia con la pubblicazione della delibera in gazzetta ufficiale – è un inibitore della Rna polimerasi, un enzima indispensabile al virus per replicarsi. Contrariamente alle altre terapie, che al massimo tengono sotto controllo il virus nel 50-70% dei casi, questa, nei test sui pazienti, ha raggiunto la totale eradicazione su una percentuale superiore al 90%. Negli Usa la terapia, dal costo di 84mila dollari (66mila euro) a paziente, è già stata data a circa 70mila malati. In Europa alcuni paesi come la Germania, che hanno relativamente pochi casi, l’hanno adottata subito, mentre altri 14, fra cui l’Italia e la Francia, hanno iniziato una trattativa per poter abbassare il prezzo. Nel giro di 2-3 anni sono comunque in arrivo altri cinque o sei farmaci della stessa classe, tutti egualmente promettenti

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