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CASO MARO’/ Un’odissea giudiziaria che dura da quasi tre anni

La decisione di oggi della Corte Suprema indiana, che ha rigettato le istanze dei due marò italiani, è solo l’ultimo atto di una vicenda che si trascina da quasi tre anni. Era il 19 febbraio 2012: i due fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, furono consegnati alla giustizia indiana con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani su un peschereccio, scambiati per due pirati al largo della costa del Kerala, nel sud dell’India. Massimiliano Latorre, colpito nel settembre scorso da ictus in India, ha avuto il permesso di tornare in Italia per quattro mesi, il tempo ritenuto necessario a curarsi, ma il fuciliere di Marina ha dovuto firmare una garanzia scritta che lo impegna a tornare in India. Rimane trattenuto nel Paese asiatico l’altro fuciliere coinvolto nel caso, Salvatore Girone. I due marò italiani erano in missione di protezione della nave mercantile italiana Enrica Lexie, in acque a rischio di pirateria. Il 19 febbraio 2012 i due fucilieri vengono arrestati con l’accusa di omicidio. Dopo qualche giorno il tribunale di Kollam dispone il trasferimento dei fucilieri nel carcere ordinario di Trivandrum. Ne escono solo il 30 maggio quando l’Alta Corte del Kerala concede ai due fucilieri la libertà su cauzione di dieci milioni di rupie (143.000 euro) stabilendo l’obbligo di firma quotidiano che gli impedisce di allontanarsi dalla zona di competenza del commissariato locale. Ai due fucilieri viene anche ritirato il passaporto
Solo a dicembre, qualche giorno prima di Natale, il governo italiano riesce a ottenere dall’Alta Corte del Kerala un permesso di due settimane per i due militari italiani che consente loro di trascorrere le festività in Italia con l’obbligo di tornare in India alla scadenza del permesso. Tornano quindi a casa il 22 dicembre e vengono interrogati dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo. Il 3 gennaio 2013, alla scadenza del permesso, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone tornano in India, per poi rientrare ancora in Italia alla fine di febbraio, quando ai due fucilieri viene dato un permesso di 4 settimane in occasione delle elezioni politiche. La posizione del governo italiano è, inizialmente, quella di non rimandare i due fucilieri in India. Ad annunciarlo è il ministro degli Esteri, Giulio Terzi. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, però, annuncia invece che i fucilieri sarebbero tornati in India. Ai marò viene anche concesso di risiedere presso l’ambasciata italiana e di potersi muovere liberamente in essa. L’obbligo di firma, inoltre, da giornaliero diventa settimanale. I fucilieri arrivano in India accompagnati dal sottosegretario Staffan de Mistura e prendono alloggio nell’Ambasciata italiana di Nuova Delhi. Il ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid assicura che non sarà applicata la pena di morte. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi annuncia in Parlamento le sue dimissioni irrevocabili in polemica con la decisione del governo di rimandare i marò in India. Nel corso della vicenda si sono susseguiti due governi e diversi ministri degli Esteri e della Difesa. L’attuale ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha più volte ripetuto che i militari non possono essere giudicati in India, perchè questo metterebbe a repentaglio tutto lo status dei militari italiani che partecipano a missioni. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, al momento dell’insediamento, ha telefonato a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, affermando che il dossier relativo ai due marò per la Farnesina è prioritario.

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