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Grecia, duello sul nuovo presidente. Timori nell’Eurozona

L’appuntamento è per domani, anche se la prima votazione in parlamento per l’elezione di un nuovo presidente della Repubblica Ellenica si risolverà quasi certamente con un nulla di fatto. La Grecia entra così in una ennesima fase di forte incertezza politica ed economica: se i partiti non riusciranno a scegliere il successore di Karolos Papoulias nel corso di tre votazioni, il Parlamento verrà sciolto e si andrà alle elezioni politiche anticipate, forse già il 25 gennaio. Le previsioni sono difficili: Syriza, il partito di sinistra di opposizione, in testa da mesi nei sondaggi, ha detto e ripetuto attraverso il suo leader Alexis Tsipras che non voterà il candidato proposto dalla maggioranza guidata dal premier Antonis Samaras, l’esponente di Nea Dimokratia (ND, centrodestra, il partito del primo ministro) ed ex commissario europeo Stavros Dimas. Con il resto dell’opposizione orientata a respingere questa candidatura, e la maggioranza che non ha i numeri (il quorum, inizialmente 200 voti su 300, alla terza votazione scende a 180, sempre troppi per i 155 di ND-Pasok) per mandare Dimas al palazzo presidenziale, le elezioni anticipate sembrano inevitabili. Tuttavia, c’è chi ipotizza una ‘sorpresà nella terza ed ultima votazione, in calendario per il 29 (la seconda è prevista per il 23), forse con un’inattesa convergenza su un candidato ancora ignoto. Tsipras ha detto ai suoi di «tenersi pronti» per il voto anticipato, e tuttavia il giovane leader della sinistra anti-memorandum sa che i sondaggi non gli danno un vantaggio tale da sentire la vittoria in tasca: l’ultimo, pubblicato oggi, fatto da Gpo per il canale tv Mega, vede Syriza al 28% dei consensi contro il 23,1 di Nuova Democrazia. Il Pasok (socialisti), altro pilastro della maggioranza che regge il governo Samaras, raggiungerebbe il 5,1 per cento. Ma alla domanda su chi preferiscono come premier, il 44,8% degli interpellati ha risposto Samaras; Tsipras si è fermato al 34,8. Il premier, in queste settimane caratterizzate da timori interni ed europei per l’instabilità politica ed economica della Grecia, ha ammonito con scadenza quasi quotidiana che la vittoria di Tsipras significherebbe vanificare i sacrifici sopportati dai greci in questi anni ed una possibile uscita di Atene dall’Eurozona. Tsipras ha risposto accusando Samaras di aver scatenato una campagna «della paura» per convincere i greci che se sceglieranno la sinistra, il paese sprofonderà in una nuova fase di crisi che lo scaraventerà fuori dall’euro. Le schermaglie hanno già fatto crollare la borsa ateniese qualche giorno fa e in molti, soprattutto in Europa, temono per la ancora fragile ripresa ellenica. In visita ad Atene, il commissario Ue per gli Affari Europei Pierre Moscovici ha evitato di commentare direttamente sullo scontro tra Nea Dimokratia e Syriza, ma ha detto di sostenere pienamente gli sforzi del governo Samaras per arrivare ad una sostanziale riduzione del debito pubblico e riformare l’economia. «Il posto della Grecia nell’Eurozona non è più in dubbio – ha affermato, dopo che alla vigilia era sembrato non escludere del tutto la ‘Grexit’ – I sacrifici dei greci stanno iniziando a dare frutti. Bisogna passare a una nuova fase. Abbiamo bisogno della Grecia nell’Eurozona».

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