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Allarme sttipendi, è la crescita più bassa da trent’anni

I salari degli italiani nel 2014 segneranno la crescita più bassa da quando sono partite le serie storiche dell’Istat, ovvero da 33 anni, il tempo di una generazione. I dati sembrano infatti non lasciare spazio a letture più ottimistiche. A novembre l’aumento è stato dell’1,1% e se a dicembre non accade qualcosa di nuovo l’anno si chiuderà con un +1,3%, come mai era accaduto almeno dal 1982. L’unica consolazione arriva dal confronto con i prezzi, praticamente fermi. Così è stata almeno evitata la capitolazione del potere d’acquisto, che anzi quest’anno recupererà qualcosa, ovviamente per chi può contare su un lavoro e su un reddito. Sempre dai dati dell’Istat viene fuori un recupero della capacità di spesa dei lavoratori nell’ultimo anno. Un rialzo che però avrà effetti limitati sui dipendenti pubblici, colpiti dal blocco della contrattazione. Finora il congelamento degli stipendi agli statali è costato 5,4 punti percentuali. E il 2015 non parte sotto i migliori auspici, visto le previsioni di proroga dello stop. D’altra parte sulla crescita anemica delle retribuzioni contrattuali a pesare di più è proprio il comparto della Pubblica Amministrazione, con 15 contratti al palo, per un totale di 2,9 milioni di lavoratori. Ma non ci sono solo gli statali, in attesa di rinnovo restano 7,2 milioni di persone, oltre la metà del personale sotto contratto collettivo (il 55,6%). Basti pensare che l’attesa media per l’aggiornamento del contratto ha ormai superato i tre anni. Ma la situazione potrebbe ancora peggiorare già da gennaio in assenza di rinnovi. L’Istat insieme ai dati sulle buste paga ha anche rilasciato le nuove cifre su fatturato e ordinativi dell’industria ad ottobre. Numeri positivi, almeno rispetto a settembre, ma finisce qui. Infatti se le vendite su base mensile guadagnano lo 0,4% e le commesse lo 0,1%, nel confronto annuo tornano i segni meno. Inoltre l’export, che ha sempre fatto da ancora di salvezza o volano, si sta trasformando in una zavorra. Gli ordini ottenuti fuori confine sono in perdita sia su settembre (-1,9%) sia su base annua (-1,0%). Ribassi che hanno fiaccato una domanda nazionale che invece ha dato segnali di ripresa. Guardando ai diversi settori, colpisce il boom degli autoveicoli (+19,9% i ricavi e +21,8% gli ordini). Invece si mostrano deboli due comparti chiave del Made in Italy, come l’alimentare (-5,3% il fatturato) e il tessile (-3,3% le commesse).

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