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Filippo La Mantia cucina a Rebibbia un “pranzo d’amore” con 340 detenute

Sarà un Natale diverso per tutte le 340 detenute della Casa Circondariale femminile di Rebibbia e i loro bambini. Grazie all’impegno e alla solidarietà dei volontari di Prison Fellowship Italia Onlus (PFIt), il noto cuoco Filippo La Mantia (nella foto) – attualmente candidato nel sondaggio sul Personaggio dell’anno dell’enogastronomia e della ristorazione cucinerà insieme a loro per il pranzo del prossimo 24 dicembre.

L’iniziativa, dal titolo “L’ALTrA cucina e la solidarietà per un pranzo d’amore”, permetterà alle 340 ospiti dell’istituto penitenziario di trascorrere quindi un Natale all’insegna della fiducia e della speranza, al fianco di un grande chef del nostro Paese che ha a cuore la condizione dei carcerati. Lo stesso La Mantia è stato infatti recluso, da innocente, per circa otto mesi, durante gli Anni di piombo, nel carcere di Palermo.

Nei mesi vissuti dietro le sbarre, per evadere anche solo con la mente dall’orrore della vita da recluso, ha cominciato a ricordare la propria vita familiare, quando i suoi genitori preparavano il pranzo. Il ricordo del calore domestico e dei profumi del cibo hanno fatto venire in superficie la sua creatività nella combinazione degli ingredienti in cucina ed è stato così che è diventato un cuoco. Grazie al giudice Falcone è stato liberato il 24 dicembre, vigilia di Natale; è questo il giorno che ha scelto per passarlo con i detenuti.

«Al momento del sopralluogo effettuato a Rebibbia – ha affermato Marcella Reni, presidente di Prison Fellowship Italia – a contatto con la difficile realtà delle detenute, ma soprattutto delle madri che hanno al loro fianco i bambini fino al compimento del terzo anno di età, siamo rimasti profondamente colpiti. La presenza di queste creature innocenti ha rafforzato in Filippo La Mantia la volontà di offrire, anche solo per un giorno, il proprio contributo per migliorarne l’esistenza».

Tra i volontari di Prison Fellowship Italia e tantissimi altri amici dell’organizzazione si è scatenata una vera gara di solidarietà, ha detto inoltre Reni. Anche molti volti noti dello spettacolo e del mondo dello sport hanno accettato di indossare il grembiule e servire ai tavoli. «I tanti volontari di PFIt – ha concluso Marcella Reni – desiderano che per queste donne e i loro bambini sia davvero un Natale speciale, ma soprattutto desiderano con loro festeggiare un “bambino” che ha accettato di nascere povero, ultimo tra gli ultimi, perché gli ultimi della storia diventassero i primi».

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