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Spagna, l’Infanta Cristina rinviata a giudizio per frode

La principessa di Spagna finisce in tribunale, con accuse da Mani pulite: malversazione di fondi pubblici, frode fiscale e riciclaggio. Il tribunale di Palma de Majorca ha deciso il rinvio a giudizio di Cristina di Borbone, sorella del re Felipe VI, di suo marito, Inaki Urdangarin, e di altre 15 persone. Sono accusati di essersi messi in tasca 6 milioni di euro di soldi pubblici, versati da enti locali alla società del marito dell’Infanta per organizzare eventi sportivi. Secondo il pm, la coppia reale e i loro complici gonfiavano le fatture e intascavano una parte sostanziosa dei finanziamenti. È la prima volta nell’epoca moderna che un membro della Casa reale di Spagna finisce in Tribunale. Per la monarchia di Madrid, è l’ennesima umiliazione in una vicenda che da quattro anni la getta nel discredito. Per tutti gli osservatori, lo scandalo che ha travolto l’Infanta Cristina ha indebolito Juan Carlos, spingendolo quest’anno ad abdicare a favore del figlio, per rinnovare l’immagine appannata della monarchia. La Casa reale oggi si limita a dire di «rispettare le decisioni della giustizia». Per l’avvocato della principessa, Miguel Roca, lei sta «evidentemente male» ed è «sorpresa come noi» per la decisione. Cristina di Borbone, 49 anni, sesta nella linea di successione, è una bella donna bionda e atletica, ex olimpionica di vela. Sposata con un olimpionico di pallamano, Inaki Urdangarin, 46 anni, è madre di quattro figli. Lo scandalo scoppia nel 2011. Un magistrato inquirente di Palma de Majorca, Juan Castro, scopre contratti sospetti della Noos, una società senza scopo di lucro fondata da Urdangarin e dal suo socio Diego Torres. Il marito dell’Infanta, sfruttando il prestigio della consorte, fra il 2007 e il 2008 ottiene per Noos lucrosi appalti dalle regioni delle Baleari e di Valencia per l’organizzazione di eventi sportivi. Secondo gli investigatori, Urdangarin e i suoi complici gonfiano le fatture per spillare più soldi pubblici, incassando fino a 6,1 milioni di euro. Una parte di questi fondi finiscono nella società Aizoon, di proprietà dell’Infanta e del marito, che usano i soldi per scopi personali (compreso un corso di salsa e merengue a domicilio). L’inchiesta danneggia l’immagine della Casa reale, già indebolita dalla vecchiaia di Juan Carlos, dalle voci sulle sue relazioni extraconiugali, dallo scandalo per un safari del re in Botswana, a caccia di elefanti con una principessa tedesca, mentre il paese affonda nella crisi. Cristina viene formalmente indagata nel gennaio di quest’anno. A febbraio viene interrogata, dice di non sapere niente degli affari del marito, di credergli ciecamente «per amore». La procura di Palma crede alla sua buona fede, chiede di processare gli altri 16 indagati e non lei. La Casa reale però toglie il suo nome dal suo sito e la esclude dall’incoronazione del fratello a giugno. Ma non basta. Salta fuori un’associazioni di avvocati di estrema destra, «Manos Limpias», ispirata all’italiana Mani pulite. Sfruttando un istituto del diritto spagnolo, «l’accusa popolare», Manos Limpias chiede il rinvio a giudizio anche dell’Infanta. Stavolta il giudice accoglie la richiesta, e Cristina finisce alla sbarra

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