| categoria: sanità Lazio

Cimo ricorre al Tar contro le unità di degenza gestite da infermieri

Medici e infermieri hanno ruoli, compiti e competenze diverse e «le Unità di degenza a gestione infermieristica, alcune già inaugurate nel Lazio, mettono a serio rischio la salute dei cittadini e rappresentano una violazione della legge che non può esistere». Per questo Cimo Lazio, attraverso il suo segretario regionale Giuseppe Lavra, annuncia di aver presentato ricorso al Tar contro queste strutture, e invita il governatore del Lazio Nicola Zingaretti a tornare sui suoi passi e a ripensare la politica sanitaria regionale. In particolare, si è chiesto a Tar «l’annullamento, con l’adozione di misure cautelari, del decreto del commissario ad acta del 12 novembre» sul tema, nonché «di ogni suo atto presupposto, preparatorio, connesso e/o consequenziale, nella parte in cui dispone che le Unità di degenza a gestione infermieristica (Udi) siano affidate e gestite da personale non medico». Per Cimo Lazio questo decreto «è al di fuori di ogni logica, va contro le norme esistenti e soprattutto è pericoloso per gli stessi cittadini, perché crea dei reparti negli ospedali in cui i pazienti vengono affidati alle cure di personale non medico che non ha la formazione e la preparazione specifica e necessaria per svolgere compiti di diagnosi e terapia». «Con questo ricorso, comunicato per competenza anche all’Ordine dei medici di Roma e agli Ordini delle altre quattro provincie regionali – spiega Lavra – chiediamo di impedire questa assurdità nella sanità del Lazio, ricordando i diversi ruoli e le specifiche competenze di medici e di infermieri, e richiamando il rispetto del diritto sovrano dei cittadini alla tutela della salute. Le basi fondamentali dei processi di cura sono di esclusiva competenza del medico, come sancisce inequivocabilmente anche la giurisdizione del nostro Paese, è quindi solo e soltanto il medico che può occuparsi della definizione diagnostica e prognostica e delle conseguenti prescrizioni e indicazioni terapeutiche».

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