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Natale, coda di rospo alle stelle: a Milano quasi cento euro al chilo

Quasi cento euro al chilo. È il prezzo al dettaglio, rilevato dall’Adnkronos, della coda di rospo o rana pescatrice, un pesce pregiato che va per la maggiore sulle tavole dei milanesi alla Vigilia di Natale grazie alle sue carni sode e dal sapore delicato, in una delle più note pescherie del centro di Milano, Claudio, la Pescheria dei Milanesi, che ha anche un ristorante annesso. La coda di rospo da Claudio oggi si vende a «98 euro al chilo», riferiscono dal bancone, spiegando che i prezzi in questo periodo «salgono perché ne compriamo molta di più», dato che i milanesi amano imbandire con la coda di rospo le tavole alla Vigilia di Natale, quando tradizionalmente si mangia magro. Le fluttuazioni dei prezzi sono notevoli: alla pescheria Spadari nell’omonima via del centro di Milano la rana pescatrice oggi va via per «75 euro al chilo», spiegano dal negozio, celebre perché cantato in una delle più note canzoni di Cochi e Renato. Neppure spostandosi in provincia si risparmia: in una nota pescheria del centro di Legnano, nell’Alto Milanese, stamani la rana pescatrice, pulita e spellata, veniva venduta per 78 euro al chilogrammo. Un pescivendolo del Corvetto, quartiere popolare alla periferia sudorientale di Milano, spiega che oggi la vende a «49 euro al chilo. Ne ho ordinati quattro pezzi per domani giusto perché me l’hanno chiesta, e dovrò metterla a 59 euro, ma fosse per me non l’avrei ordinata». Perché, sostiene il negoziante, «in questo periodo è tutto carissimo: non solo la pescatrice. Tutti i crostacei freschi, le orate pescate in mare, gli scorfani costano un sacco di soldi, anche all’ingrosso. Ma sono i consumatori che sono stupidi: quando il pesce è troppo caro, bisogna boicottarlo. Ci mangiano tutti: un pò i grossisti, un pò i pescivendoli, tanto sanno che in questo periodo il pesce si vende sempre». È però vero che la pescatrice, o coda di rospo, un pesce dall’aspetto vagamente mostruoso ma dalla carne ottima, ha molto scarto: «Mediamente il 30% – spiega – e tenga conto che arriva già senza testa. Ma ha una pelle molto spessa e viene levata prima di dare il pesce al cliente». Il caro-pescatrice, tuttavia, risponde alla dura legge della domanda e dell’offerta. A Natale si registra un picco di domanda e l’offerta è anelastica, quindi i prezzi schizzano. «Sostanzialmente – spiega all’Adnkronos Gianluca Cornelio Meglio, responsabile del Mercato Ittico di Milano, il più grande d’Italia, dove si riforniscono i pescivendoli della zona – è un banalissimo gioco di domanda e di offerta: in questo periodo dell’anno il prezzo all’ingrosso cresce perché sale la richiesta di quel tipo di prodotto». Questa settimana, continua, il grosso degli stock di rana pescatrice, circa l’80%, viene dalla Francia, per lo più dall’Atlantico Nord Orientale, ma anche dal Mediterraneo, dalla Danimarca e dal Regno Unito. «Oggi il prezzo variava da 25 a 32 euro al chilogrammo – spiega Meglio – una settimana fa, il 16 dicembre, quando quasi tutto veniva dall’Atlantico Nord Orientale, avevamo prezzi che variavano dai 19 ai 26 euro al kg». I prezzi sono senza Iva, che è al 10%. Un incremento dei prezzi c’è stato anche all’ingrosso, quindi, ed è dovuto a diversi fattori. «Il Mercato Ittico – spiega Meglio – è un mercato di distribuzione: non c’è l’asta, che viene effettuata nei punti di sbarco, come a San Benedetto del Tronto, per esempio». In periodi come questo, quando la domanda registra tipicamente dei picchi, spesso i prezzi salgono anche perché i grossisti, per evitare di trovarsi scoperti, sovente acquistano l’intero carico di una barca prima che questa salpi per pescare, cosa che ovviamente tende a incrementare i costi, anche perché è impossibile sapere in anticipo esattamente la composizione del pescato. Il grossista sa che, se per caso non riuscisse a smerciare il prodotto ai negozianti, può sempre contare sui ristoranti, quindi rischia relativamente, acquistando la barca in anticipo. Poi, continua Meglio, «c’è sicuramente il discorso del lucrare il più possibile», ma incidono anche altri fattori. Non ultimo il fatto che, ormai, gran parte del pesce che transita sul mercato di Milano è di importazione: circa il 70% del pescato intermediato viene da oltreconfine. Incidono sul prezzo dunque anche altri fattori, come il costo del trasporto. Comunque, continua Meglio, non è solo la rana pescatrice a registrare delle impennate sotto Natale a Milano: segnano picchi anche i crostacei, specialmente gli astici e i gamberi rosa, le ostriche e le anguille. A Milano, ovviamente, si può risparmiare comprando il pesce nei supermercati, che hanno spesso reparti ittici ben forniti. È vero che Milano è in mezzo alla Pianura Padana e la Sicilia circondata dal mare, ma alla pescheria Isgrò di via Guglielmo Marconi, a Palermo, scoppiano a ridere quando sentono che in centro a Milano la coda di rospo viene venduta a 98 euro al chilo: «Oggi la vendiamo a 12 euro, ma giusto perché è Natale…in genere costa 10 euro al chilo».

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