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TRAGHETTO/ Tre procure pugliesi indagano sul naufragio

Sono tre le procure pugliesi che indagano sul naufragio del traghetto Norman Atlantic in avaria con un incendio a bordo al largo delle coste albanesi. Il bilancio non ancora definitivo dopo oltre un giorno di difficili soccorsi nel mare in tempesta, è di 10 vittime, ma c’è incertezza sui possibili dispersi. Intanto la nave è stata posta sotto sequestro e la magistratura italiana, insieme a quella albanese, sta decidendo dove rimorchiarla. Dopo l’arrivo in tre province pugliesi dei naufraghi e dei corpi delle prime vittime, ad attivarsi sono state le procure di Bari, Brindisi e Lecce che indagano per naufragio, omicidio e lesioni colposi. La Norman Atlantic batte bandiera nazionale e quindi la competenza dell’inchiesta sarà italiana anche se il naufragio è avvenuto fuori delle acque territoriali. Ma bisognerà attendere i primi accertamenti tecnici e gli esiti dei primi interrogatori per definire quale delle procure prenderà in carico l’inchiesta e il quadro preciso delle ipotesi di reato. E chiarire anche chi sono gli indagati. Come atto dovuto potrebbero essere iscritti l’armatore e il comandante. Il primo si è da subito dichiarato a disposizione delle autorità, mentre il secondo, come ha sottolineato l’ammiraglio De Giorgi «ha svolto con grandissima dignità e competenza il suo lavoro». Al centro degli accertamenti, ci sarà l’individuazione della causa dell’incendio, le modalità della gestione dell’emergenza a bordo, e, soprattutto la regolarità e adeguatezza delle dotazioni di sicurezza della nave. Problemi al riguardo, e in particolare sulla efficienza delle porte tagliafuoco, erano stati segnalati dall’organizzazione internazionale Paris Mou che aveva ispezionato la nave dieci giorni fa a Patrasso, in Grecia. Sulla scheda di ispezione le porte risultavano malfunzionanti. Un problema che, secondo l’armatore della nave, Carlo Visentini, riguardava solo una delle porte e che era stato «immediatamente eliminato». Circostanza confermata dall’ammiraglio Nicola Carlone della Guardia Costiera che, in una conferenza stampa a palazzo Chigi, ha affermato che «la nave era pienamente efficiente, rispondeva a tutti i requisiti» perchè delle 6 deficienze riscontrate nell’ispezione due erano state immediatamente risolte «e comunque erano senza rilevanza» nell’incendio. Visentini, che oggi ha offerto la disponibilità della società Visemar alle operazioni di soccorso e agli inquirenti, ha ribadito di essere «certo della piena efficienza della nave, una nave di recente costruzione – ha detto – con tutte le certificazioni necessarie ad operare». In attesa di potere ispezionare la nave, che in queste ore si sta decidendo dove trainare, i primi approfondimenti investigativi sono stati incentrati sulla raccolta delle testimonianze dei sopravvissuti. Molti dei 49 naufraghi – tra passeggeri e uomini dell’equipaggio – soccorsi e portati questa mattina a Bari con il mercantile Spirit of Piraeus, dopo essere stata visitati e rifocillati nella stazione marittima sono stati portati nei vicini uffici della capitaneria di porto. Qui, su delega del procuratore Giuseppe Volpe, sono stati ascoltati nel corso di interrogatori che si sono protratti per tutto il pomeriggio. Anche il procuratore di Lecce, Cataldo Motta, ha avviato accertamenti delegando al personale della capitaneria di porto di Gallipoli (Lecce) l’interrogatorio di due marittimi (un italiano e un greco) ricoverati nell’ospedale di Galatina (Lecce). La procura di Brindisi, invece, disporrà nelle prossime ore le autopsie sui corpi delle vittime.

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