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Quirinale, Draghi mette le mani avanti: resto alla Bce

Il discorso di fine anno del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con l’annuncio delle imminenti dimissioni ha ufficialmente aperto la corsa al Colle. Una partita che si preannuncia particolarmente delicata e, anche se il premier Matteo Renzi ostenta sicurezza, dicendosi sicuro che questa volta il Parlamento non ripeterà gli errori del 2013, le incognite restano tante.

Oggi uno dei nomi più quotati per sostituire Napolitano al Quirinale, il governatore della Banca centrale europea Mario Draghi, si è tirato fuori dalla corsa al Colle: “Io non voglio essere un politico” ha affermato al quotidiano tedesco Handelsblat, sottolineando che il suo mandato a Francoforte proseguirà fino al 2019.

Il nome di Draghi resta tuttavia in cima alla lista dei candidati con più probabilità di raccogliere un largo consenso tra le forze politiche e lo stesso premier Renzi, secondo quanto riportato da un retroscena riportato da Repubblica in edicola oggi, avrebbe sottolineato ai suoi collaboratori che la scelta potrebbe cadere alla fine su un tecnico, “una persona che ha costruito la sua carriera fuori dai soliti circuiti del palazzo”. Una descrizione che coincide perfettamente con quella dell’attuale presidente della Bce.

La partita per l’elezione del presidente della Repubblica è dunque ancora tutta da scrivere e si incominciano a muovere le diplomazie di partito per tessere le intese necessarie a raggiungere il quorum. Il punto di partenza resta il Patto del Nazareno: l’asse tra Pd e Forza Italia resta saldo sulle riforme e con buona probabilità sarà il partito di Berlusconi il primo interlocutore dei dem per la scelta del nuovo inquilino del Colle. “Io voto chiunque purché metta al centro il bene del Paese e la serenità degli italiani, purchè lavori alla pacificazione” sottolinea in un’intervista a Repubblica Daniela Santanché, che però chiede che il prossimo Capo dello Stato riabiliti l’ex premier Berlusconi. Un ruolo importante potrebbero giocarlo gli ex Cinque Stelle come Tommaso Currò, che oggi, dalle colonne di Repubblica, lancia messaggi dialoganti al Pd: “Bisogna essere pronti a collaborare in nome dell’interesse nazionale, serve una personalità unificante”.

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