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IL PUNTO/ Terroristi nati nel cortile di casa, la Francia fa autocritica

Il presidente francese Hollande

Nella Francia sotto shock – questo giovedì sarà giornata di lutto nazionale, e cittadini e dipendenti pubblici sono stati invitati da Francois Hollande a “stare uniti” per meglio reagire all’attacco portato al loro paese – lo sgomento è accresciuto dalla constatazione che nemmeno Parigi, sarebbe a dire l’Eliseo, è al sicuro dal terrorismo. Hollande, nel suo discorso, ha più volte insistito sulla necessità che i francesi “siano uniti” perché questa è l’unica strada per cercare di reagire con successo al terrorismo. Un discorso dai toni moderati, per non gettare il paese nel panico. Ma è evidente che una potenza come la Francia è decisa a fare di tutto per scoprire chi ha messo nel mirino “la democrazia”. Gli scandali amorosi del presidente sono, per il momento dimenticati; la Francia conta su di lui per respingere la minaccia, proprio come era riuscito a fare il presidente Bush dopo il drammatico attentato contro le Torri Gemelle.
La caccia ai terrroristi in fuga si è sviluppata con mezzi eccezionali – c’è in gioco la credibilità della Francia – e pare con risultati estremamente efficaci. Tre giovani identificati, franco algerini, le foto sono girate in serata sui media. Uomini addestrati all’uso delle armi. Avevano potenti kalashnikov di modello recente, armi da guerra contro le quali nulla potevano le pistole degli agenti della sicurezza a difesa della sede di Charlie Hebdo. Erano anche informati molto bene sulla location dell’attentato, non tutti conoscevano la nuova sede del settimanale satirico; e avevano nomi e cognomi dei disegnatori “nel mirino”. Un commando “made in France”, nato e costituitosi in qualcuno delle banlieue parigine dove la violenza fa proseliti a mani basse. La Francia si interroga inorridita. Addestrarsi “a fare la guerra”, per qualcuno che esca dalle banlieue, non è difficile. Sono almeno 1700, secondo informazioni semiufficiali, i giovani francesi di origine islamica che combattono o hanno combattuto in Siria. Il via vai, andate e ritorno, è continuo. E chi torna è un guerrigliero pronto ad ogni operazione. E altri giovani francesi diventano soldati veri lottando nei paesi africani, dove l’Al Qaeda del Maghreb è una realtà che sta mettendo a dura prova l’intelligence transalpina. I membri del commando di Parigi hanno dimostrato di essere freddi ed efficaci soldati, sono apparsi meno abili nella fuga. E’ questo che potrebbe perderli. Francesi, sia pure di origine araba, e alla Francia non resta che fare una profonda autocritica su come ha permesso che crescessero così, fino a minacciare “la Republique”,

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