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Musei, si cambia. A giugno 20 superdirettori selezionati con bando internazionale

Il ministro Dario Franceschini

Il ministro, Dario Franceschini, ne parla come di una “rivoluzione” in positivo; l’Italia che in tema di musei si allinea, e in qualche caso addirittura sorpasserebbe, il resto del mondo. Ma c’è anche chi non ci sta: i funzionari delle soprintendenze, soprattutto, che si vedono togliere la responsabilità dei musei e, senza aggiornamenti professionali adeguati, rischiano di finire, di fatto, su un “binario morto”. La riforma Franceschini, infatti, dice in sostanza che le soprintendenze vanno mantenute per la “tutela e la conservazione” del patrimonio culturale, ma che, per il resto occorre far largo ai manager, agli esperti di marketing e a chi sa “valorizzare” il patrimonio. Col tempo si era infatti giunti ad una situazione non più sostenibile: una salvaguardia del territorio che era di ostacolo alla valorizzazione del patrimonio. “conservazione e valorizzazione sono due facce della stessa medaglia: la prima ci permetterà di valorizzare il patrimonio e la seconda di trovare le risorse per meglio conservarlo” ha spiegato Franceschini.
Quindi – il ministro lo ha annunciato oggi ufficialmente oggi in un incontro con i giornalisti tenuto non a caso nella sede romana dell’Associazione della stampa estera – ecco un bando per la selezione internazionale – che non esclude comunque gli italiani – dei direttori di 20 musei italiani, alcuni dei quali tra i più prestigiosi, dalla Gallerie Borghese di Roma Agli Uffizi di Firenze. Un bando figlio di un “decreto musei” firmato il 23 dicembre che il ministro vuole trasformare in realtà compiuta nel più breve tempo possibile. Il bando, il cui testo è scaricabile dal sito del ministero (www.beniculturali.it/museitaliani) da oggi, prevede la presentazione delle domande entro il 15 febbraio. Per la selezione il ministero si avvarrà di una commissione di cinque esperti di fama nel settore del patrimonio culturale. L’intera procedura si con cluderà entro il 15 maggio 2015 e dal primo giugno i 20 musei avranno i nuovi direttori.
Eccoli i musei. Sette di livello dirigenziale generale: Galleria Borghese, Roma; Gallerie degli Uffizi, Firenze, Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma; Gallerie dell’Accademia di Venezia; Museo di Capodimonte, Napoli; Pinacoteca di Brera, Milano; Reggia di Caserta. I seguenti di livello dirigenziale non generale: Galleria dell’Accademia di Firenze; Gallerie Estense di Modena; Gallerie nazionali d’arte antica di Roma; Galleria nazionale delle Marche, Urbino; Galleria nazionale dell’Umbria, Perugia; Museo nazionale del Bargello, Firenze; Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria; Museo archeologico nazionale di Taranto; Parco archeologico di Paestum; Palazzo ducale di Mantova; Palazzo reale di Genova; Polo reale di Torino. “Dove mai un esperto di gestione di musei potrebbe trovare una lista di posti di lavoro più prestigiosa di questa ?” ha sottolineato Franceschini.
I nuovi direttori saranno responsabili della gestione dei rispettivi musei, organizzazione di mostre ed esposizione, studio, valorizzazione, comunicazione e promozione del patrimonio museale., autonomia fiscale, contabilità amministrativa. Con una eccezione, la gestione del personale; questo continuerà a far parte della pubblica amministrazione, con tutti i lacci e lacciuoli che ciò comporta. Per accedere alla selezione è richiesto un titolo di studio (laurea specialistica o magistrale, ovvero diploma di studio estero equivalente); esperienza professionale (dirigente del ministero, ruoli dirigenziali in organismi pubblici o privati in Italia o all’estero), particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica, provenienza dai settori della ricerca e della docenza universitaria in Italia e all’estero). La domanda dovrà essere accompagnata dal curriculum e da una lettera di motivazione di non più di una paginetta, non più di mille parole. Già: ma la retribuzione? per l’incarico di direttore dei musei di livello dirigenziale generale (a) 145.000 euro l’anno, più un premio di risultato fino ad un massimo di 40.000 euro; per i dirigenti di seconda fascia 78.000 euro con un premio di produzione fino a 15.000 euro”.
Resta da vedere, ora, se il “piano musei” avrà avanti secondo la linea del premier “voltiamopagina” oppure se, come tante altre promesse ed impegni dell’attuale esecutivo, la buona volontà dei singoli, che non è in questione, non finirà per scontrarsi con quel “sistema Italia” che da anni blocca la modernizzazione del paese. Un punto in particolare ha suscitato le perplessità dei giornalisti stranieri che erano ad ascoltare Franceschini: il fatto che il personale non dipenderà dal direttore del museo. E’ facile prevedere, in questa situazione, che il prescelto, stante l’inamovibilità dei dipendenti pubblici, dovrà passare la maggior parte del suo tempo in interminabili negoziati con i sindacati anche solo per fare accettare ciò che in altri paese è quasi sempre automatico. E difficoltà, i nuovi direttori, rischiano di incontrarli quando tenteranno di coordinare l’azione dei loro museo con quella degli enti locali di riferimento ai fini di sostenere il turismo. L’esperienza abbonda di casi di assessori al turismo desiderosi soltanto di essere protagonisti di inaugurazioni; personaggi però ai quali poco importa di rapportarsi con le altre realtà circostanze per il successo di un gioco di squadra. Il tentativo di Franceschini va sostenuto: ma non distribuiamo premi di avere visto i risultati.
Car.Reb.

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